A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

Spazio: dieci anni di successi per Fermi, il telescopio per l’osservazione dei raggi gamma

Spazio: dieci anni di successi per Fermi, il telescopio per l’osservazione dei raggi gamma

Festeggia dieci anni di successi e scoperte il satellite Fermi della NASA, lanciato nello spazio a giugno del 2008 con il compito di osservare i raggi gamma, la forma di radiazione elettromagnetica a più alta energia, e la più potente, rilevabile nello spazio. 

Prodotti dagli eventi cosmici più volenti, i raggi gamma sono emessi dagli oggetti più caldi, energetici e interessanti dell’Universo, come stelle di neutroni e pulsar, esplosioni di supernove e regioni attorno ai buchi neri. 

Non è un caso che il sofisticato satellite della NASA sia intitolato allo scienziato Enrico Fermi. Noto in tutto il mondo per i suoi studi nel campo delle reazioni nucleari, il Premio Nobel italiano fu pioniere degli studi sulla fisica delle alte energie. In particolare, egli suggerì per primo un meccanismo in grado di spiegare le enormi energie raggiunte dai raggi cosmici, particelle che viaggiano a una velocità prossima a quella della luce. La sua ipotesi è stata poi confermata proprio dalle osservazioni della missione Fermi. 

Ma il legame tra il satellite che festeggia ora il suo decennale e l’Italia non si ferma al nome del grande scienziato italiano. Alla missione della NASA, il nostro paese partecipa con tre enti di ricerca – Agenzia Spaziale Italiana-ASI, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare-INFN e Istituto Nazionale di Astrofisica-INAF– offrendo un contributo di primo piano al principale strumento scientifico a bordo del satellite, il telescopio Large Area Telescope-LAT.

Proprio a LAT si devono, per esempio, la cattura del più potente lampo di raggi gamma mai osservato dalla comunità scientifica e la mappatura dell’intero firmamento, con la rilevazione di due imponenti “bolle” sopra e sotto il piano della Via Lattea, probabilmente prodotte dal buco nero supermassiccio situato al centro della galassia alcuni milioni di anni fa. Sempre LAT ha reso possibile la scoperta di oltre 240 pulsar, stelle di neutroni in rapida rotazione. 

“A 10 anni dal lancio Fermi è in grado di sorprendere con risultati senza precedenti. L’apparato è ancora perfetto e funziona egregiamente. Il fatto che i dati siano pubblici e distribuiti all’intera comunità mondiale (con il supporto del team Fermi e anche attraverso il centro dati dell’ASI, SSDC) ha amplificato il loro sfruttamento e dato enormi ritorni agli sforzi dei ricercatori e dei loro Istituti e Agenzia”, ha commentato Elisabetta Cavazzuti, responsabile del programma Fermi per l’ASI.

“Con oltre 5.000 sorgenti rivelate ad energie maggiore di 100 MeV, lo strumento LAT ha moltiplicato quasi di un fattore 20 i precedenti cataloghi. Grazie a Fermi il patrimonio di conoscenza in astrofisica delle alte energie si è decuplicato e, oltre ai soliti noti, comprende anche moltissime novità”, ha ricordato Patrizia Caraveo, responsabile per l’INAF dello sfruttamento scientifico dei dati Fermi LAT. 

È una soddisfazione enorme che il tracciatore al silicio del LAT di Fermi, costruito dal team INFN nei propri laboratori, continua a funzionare alla perfezione come il primo giorno”, ha sottolineato Luca Latronico, responsabile nazionale dell’INFN per la missione Fermi. 

E se le aspettative della comunità scientifica sono fiduciosamente rivolte al futuro, non si possono trascurare gli importanti riconoscimenti finora ottenuti dalla missione per i suoi importanti risultati. Come il Premio Bruno Rossi della High Energy Astrophysics Division, l’onorificenza più ambita nel campo dell’astrofisica delle alte energie, di cui il satellite Fermi è stato insignito ben 4 volte.

 

Fonte ASI, INAF, INFN
Data pubblicazione 19/07/2018
Tag Aerospazio , Scienze fisiche e ingegneria
Approfondimenti