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SISSA spiega aumento peso nel trattamento con DBS dei pazienti sofferenti di Parkinson

SISSA spiega aumento peso nel trattamento con DBS dei pazienti sofferenti di Parkinson

La “Deep Brain Stimulation (DBS)” o stimolazione cerebrale profonda è un metodo innovativo con il quale è oggi possibile trattare efficacemente alcune persone sofferenti di Parkinson. Purtroppo però, come risulta dalle osservazioni a medio termine dei pazienti, generalmente le persone in trattamento mostrano segni di un sensibile aumento ponderale e finora nessuno era mai stato in grado di spiegare in modo convincente le ragioni di questo “effetto” indesiderato.

Una ricerca della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste, coordinata dalla professoressa Raffaella Rumiati – responsabile del Laboratorio di Neuroscienze e Società della scuola triestina – e realizzata in collaborazione con l’Azienda Ospedaliero Universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine, ha fatto luce per la prima volta sulle cause molteplici dell’aumento di peso nei pazienti sottoposti a questo “impianto” di neurostimolazione.

Pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica “Cortex”, lo studio ha monitorato un gruppo di pazienti prima e dopo l’intervento, valutandone gli aspetti cognitivi, psicologici e comportamentali, dimostrando che l’incremento ponderale si associa non soltanto a un aumento del desiderio per il cibo e al livello di impulsività della persona, ma anche alla durata della malattia e alla riduzione della terapia farmacologica. Notevoli, dunque, i suggerimenti che i ricercatori potranno trarre da questo lavoro ai fini della prevenzione dell’aumento ponderale dei pazienti, identificando quelli più “a rischio”, in modo da intervenire per tempo sul probabile sviluppo di condizioni debilitanti.

“L’alterazione del peso corporeo – spiega la ricercatrice Marilena Aiello, primo autore dello studio – è una delle possibili complicazioni della stimolazione cerebrale profonda quale trattamento della malattia di Parkinson: la sua origine è stata inizialmente attribuita alla sostanziale riduzione dei sintomi motori, trascurando però il ruolo dell’area cerebrale di stimolazione, il nucleo subtalamico (struttura profonda del cervello posizionata sotto il talamo – NdR), nei sistemi di gratificazione e ricompensa. Noi abbiamo voluto valutare il quadro complessivo prima e dopo l’operazione, sia dal punto di vista clinico sia dal punto di vista cognitivo, psicologico e comportamentale”.

Lo studio ha coinvolto 18 “parkinsoniani” sottoposti a stimolazione cerebrale profonda e 18 volontari sani. I pazienti sono stati valutati in tre momenti distinti e cioè prima dell’intervento, a 5 giorni dall’operazione e infine a tre mesi: all’inizio dello studio erano sottoposti a trattamento farmacologico in graduale riduzione, mentre all’ultima rilevazione era attivo in contemporanea il dispositivo di neurostimolazione. I questionari clinici utilizzati hanno valutato i livelli di depressione, di impulsività e di “anedonia”, cioè di incapacità a provare piacere. Sono stati inoltre utilizzati compiti di valutazione della gratificazione alimentare e dell’impulsività di fronte al cibo.

“I nostri risultati – prosegue la ricercatrice triestina – non solo hanno confermato un aumento di peso significativo nei mesi successivi all’intervento, ma ne hanno anche spiegato le dinamiche: in linea con una alterazione del sistema di ricompensa, la variazione di peso si è rivelata più consistente nei pazienti che dopo l’intervento hanno mostrato un aumento del desiderio per il cibo; abbiamo anche messo in luce l’importanza delle caratteristiche individuali, quali l’impulsività che porta la persona a prendere decisioni improvvise, nonché delle caratteristiche della malattia, come ad esempio la sua durata e la riduzione del carico farmacologico”.

Fonte SISSA
Data pubblicazione 17/05/2017
Tag Scienze della vita