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Sismicità indotta da attività industriali: potenziali soluzioni da studio europeo

Sismicità indotta da attività industriali: potenziali soluzioni da studio europeo

La sismicità indotta dalle operazioni industriali legate allo sfruttamento del sottosuolo sta diventando un argomento di crescente interesse per il grande pubblico, a causa delle profonde implicazioni socio-economiche che essa comporta, sebbene il fenomeno sia conosciuto sin dagli inizi del XX secolo e distribuito a livello globale.

Per poter mitigare il rischio di sismicità derivante dalle attività industriali, è necessario comprendere meglio i meccanismi che ne sono all’origine, al momento non ancora del tutto chiariti.

Le problematiche ancora aperte relative al monitoraggio, alla discriminazione e alla gestione della sismicità indotta in Europa sono state affrontate in uno studio internazionale che ha fornito alcune potenziali soluzioni. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Reviews of Geophysics.

Nello studio, realizzato attraverso la collaborazione scientifica di ricercatori dell’ETH di Zurigo (Svizzera), del GFZ di Postdam (Germania), dell’OGS di Trieste (Italia) e del CNR-IMAA di Tito Scalo, del KNMI di De Bilt (Olanda) e del CSIC di Madrid (Spagna), sono stati selezionati e discussi alcuni casi critici europei di sismicità indotta che hanno portato alla sospensione o alla riduzione delle attività industriali correlate, quali:

  • Groningen (Olanda), per la produzione di gas naturale
  • Basilea (Svizzera), per lo sfruttamento dell’energia geotermica attraverso sistemi EGS
  • Progetto Castor (Spagna), per lo stoccaggio di gas naturale

I principali aspetti scientifici e sociali affrontati dallo studio sono:

  • Il monitoraggio della sismicità indotta da operazioni industriali nel sottosuolo come strumento di aiuto per i protocolli decisionali in caso di crisi
  • L’assenza di norme per molti paesi europei che richiedano un adeguato monitoraggio sismico delle attività industriali che potrebbero generare sismicità indotta
  • La sostituzione dei metodi standard attualmente utilizzati nell’ambito delle operazioni di monitoraggio periodico
  • La necessaria combinazione di dati sismologici, geofisici, geologici e idrogeologici, con l’ausilio della modellazione geomeccanica, per una migliore comprensione, modellazione, previsione e gestione dei terremoti indotti, rispetto a quelli di origine naturale
  • La diffusione dei dati di monitoraggio che dovrebbero essere accessibili agli istituti di ricerca pubblici in un contesto Open Data.

Fonte CNR
Data pubblicazione 21/11/2017
Tag Scienze fisiche e ingegneria
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