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Scoperta una sorgente di neutrini cosmici: si apre una nuova era per l’astronomia

Scoperta una sorgente di neutrini cosmici: si apre una nuova era per l’astronomia

Per la prima volta, un team internazionale di scienziati è riuscito a individuare una possibile sorgente di neutrini cosmici, i cosiddetti “fantasmi dell’Universo”, in associazione a una sorgente di raggi gamma, ossia fotoni ad altissima energia.

Questa straordinaria scoperta scientifica, pubblicata sulla rivista Science, fa segnare una nuova era per l’astronomia, in quanto dimostra la possibilità di poter studiare gli oggetti celesti combinando assieme l’osservazione di fotoni, onde gravitazionali e neutrini, aprendo una nuova pagina nella cosiddetta astronomia “multimessaggero”, che consente di estendere il nostro modo di “vedere” e “ascoltare” l’Universo utilizzando differenti strumenti di osservazione.

Il risultato è stato ottenuto combinando i dati del rivelatore di neutrini IceCube, che opera a centinaia di metri sotto i ghiacci del Polo Sud, con altri 15 esperimenti da Terra e dallo spazio. L’imponente sforzo scientifico - a cui hanno preso parte anche ricercatori italiani dell’Istituto Nazionale di Astrofisica-INAF, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare-INFN, dell’Agenzia Spaziale Italiana-ASI e di varie Università italiane - ha consentito di risalire alla sorgente del neutrino cosmico. Questa è rappresentata da un blazar - ossia una galassia attiva con un buco nero supermassiccio al centro - distante 4,5 miliardi di anni luce dalla Terra in direzione della costellazione di Orione.

Anche questa scoperta, come nel caso dell’emissione di onde gravitazionali da parte del primo ‘merger’ di due stelle di neutroni mai osservato, dimostra la potenza di fuoco di cui dispone l’INAF, a tutte le lunghezze d’onda e con strumentazione di avanguardia da Terra e dallo spazio" ha commentato Nichi D'Amico, presidente dell'INAF.

La prima osservazione del neutrino cosmico è stata effettuata da IceCube il 22 settembre 2017. Da quel momento, il rivelatore situato sotto i ghiacci antartici ha lanciato un segnale di “allerta”, che ha portato ad attivare tutti i telescopi disseminati sulla Terra e nello spazio con l’obiettivo di rintracciare la sorgente cosmica della particella. Il segnale ha quindi attivato il satellite Fermi della NASA, che conta su una importante partecipazione di ASI, INAF e INFN, il satellite italiano AGILE, realizzato da ASI con il contributo di INAF e INFN, dei telescopi MAGIC sull’isola di La Palma alle Canarie, realizzati e gestiti con il contributo di INAF e INFN, e i satelliti Swift, NuSTAR, e INTEGRAL.

La combinazione di queste diverse osservazioni ha portato a individuare la sorgente del neutrino nel blazar TXS 0506+056, situato nel cuore di una galassia a 4,5 miliardi di anni luce dalla Terra, la cui distanza è stata misurata con precisione da un team di ricercatori dell’INAF di Padova.

La rivelazione di IceCube conferma”, ha affermato Fernando Ferroni, Presidente dell’INFN, “l’efficacia delle nostre strategie di indagine dei neutrini: vale a dire andare, non solo sottoterra come nei Laboratori INFN del Gran Sasso, ma anche sotto i ghiacci e sott’acqua come fa l’esperimento ANTARES, cui collaboriamo al largo delle coste francesi, e KM3Net, che stiamo realizzando assieme a una collaborazione internazionale in Sicilia. E le osservazioni dei rivelatori di fotoni gamma, come Fermi e MAGIC, confermano la nostra abilità, scientifica e tecnologica, di indagare il mondo delle particelle elementari con molti diversi strumenti” ha concluso Ferroni.

 

Data pubblicazione 16/07/2018
Tag Scienze fisiche e ingegneria