A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

Sclerosi multipla, i benefici della dieta a basso contenuto di proteine e grassi animali

Sclerosi multipla, i benefici della dieta a basso contenuto di proteine e grassi animali

Una dieta a basso contenuto di proteine e di grassi animali potrebbe migliorare il quadro clinico e la qualità della vita dei pazienti affetti da sclerosi multipla. Lo ha scoperto un gruppo di ricerca italiano a cui hanno contribuito ricercatori dell’Università degli Studi di Milano, dell’Università di Verona e della Fondazione Don Gnocchi.

Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Frontiers in Immunology, organo della International Union of Immunological Societies, sembra riaccendere le speranze per le persone colpite da questa malattia infiammatoria del sistema nervoso centrale.

La sclerosi multipla va a intaccare nell’encefalo e nel midollo spinale le guaine di mielina che rivestono le fibre nervose, portando a un decorso cronico e progressivo dei sintomi, con remissioni e riacutizzazioni che provocano una graduale disabilità.

Secondo i dati del Barometro AISM 2016, solo in Italia la sclerosi multipla interessa più di 100.000 persone, con un’incidenza pari a circa 3.400 nuovi casi all’anno, solitamente diagnosticati tra i 20 e i 40 anni di età: la prevalenza tra la popolazione femminile è doppia rispetto alla popolazione maschile.

È noto che la malattia può assumere diverse forme, tra le quali quelle progressive e recidivanti: nel primo caso (15% dei pazienti), i sintomi sono destinati a peggiorare in modo irreversibile, mentre nel secondo (85% dei pazienti) le fasi acute si intervallano a regressioni parziali o totali dei sintomi, consistenti in anomalie visive e oculomotorie, debolezza fisica, spasticità e alterazioni cognitive.

La ricerca è durata due anni, durante i quali un gruppo di pazienti con sclerosi multipla cronica progressiva è stato sottoposto a un regime alimentare a basso apporto di proteine, di grassi animali e di alimenti raffinati, a vantaggio di un consumo sostenuto di alimenti di origine vegetale; al contrario, il gruppo di controllo ha mantenuto una dieta occidentale classica.

Molto promettenti i risultati, che dimostrano l’azione benefica di questo tipo di dieta sui pazienti: l’analisi della composizione del microbiota – cioè dei micro-organismi presenti naturalmente nel corpo umano – ha individuato nel gruppo trattato la presenza di una popolazione di batteri con spiccate proprietà antinfiammatorie, associata a un aumento delle cellule immuni antinfiammatorie, con un conseguente miglioramento della condizione clinica dei pazienti.

Al follow-up – spiegano con soddisfazione i ricercatori – il numero di ricadute di malattia e la gravità della stessa è risultato significativamente ridotto nei pazienti con sclerosi multipla che in precedenza avevano seguito la dieta a basso contenuto di proteine e grassi animali. Questi risultati suggeriscono che la dieta, modificando la composizione del microbiota e il profilo infiammatorio, può influenzare in modo positivo e importante il quadro clinico di una malattia cronica come la sclerosi multipla”.

Fonte Università degli Studi di Milano
Data pubblicazione 20/11/2017
Tag Scienze della vita