A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

Ricerca italiana sull’Alzheimer premiata a Boston

Ricerca italiana sull’Alzheimer premiata a Boston

La ricercatrice italiana Anna Pedrinolla, dottoranda in Scienze Biomediche, Cliniche e Sperimentali all’Università degli Studi di Verona, è stata recentemente insignita del prestigioso “International Student Award Recipient” in occasione del congresso organizzato dall’American College of Sports Medicine a Boston (USA).

La ricercatrice è stata premiata dalla più grande organizzazione scientifica di medicina e scienza dello sport in relazione al lavoro “Metabolic and cognitive effects of physical activity in patients with Alzheimer’s disease.” Lo studio è stato condotto insieme a Massimo Venturelli, Cristina Fonte, Doriana Rudi, Michele Geccherle, Nicola Smania e Federico Schena, coordinatore del progetto Prin all’interno del quale si inserisce la ricerca e direttore vicario del dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento dell’Università di Verona.

“Lo studio – spiega la ricercatrice – ha coinvolto venti pazienti affetti da Alzheimer con l’obiettivo di analizzare in modo approfondito l’influenza di una attività fisica programmata in confronto alla terapia convenzionale di tipo cognitivo: dopo sei mesi di sperimentazione, abbiamo rilevato con soddisfazione che i parametri cardiocircolatori e respiratori dei pazienti sottoposti al trattamento motorio sono migliorati; allo stesso tempo le funzioni cognitive sono rimaste inalterate dimostrando quindi che, anche in questi pazienti, l’attività fisica ha importanti effetti a livello sistemico che si ripercuotono anche a livello cerebrale.”

Il progetto sarà ulteriormente sviluppato dal gruppo veronese, con il coinvolgimento nell’esercizio motorio di chi si prende cura quotidianamente dei malati di Alzheimer: “Questa ricerca – chiariscono i ricercatori– si inserisce nel più ampio contesto degli studi su esercizio e invecchiamento che vede l’Università di Verona attiva a livello internazionale: il riconoscimento americano ad uno studio italiano ci stimola ad andare avanti anche con l’analisi dei meccanismi molecolari utili a spiegare gli effetti positivi dell’attività motoria ed indirizzarci verso programmi più mirati, in particolare nelle fasi di esordio della malattia.”

Fonte Università degli Studi di Verona
Data pubblicazione 19/08/2016
Tag Scienze della vita