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Paure e invecchiamento: uno studio di UniBo ne indaga la correlazione

Paure e invecchiamento: uno studio di UniBo ne indaga la correlazione

Quali sono i meccanismi alla base delle paure? E in che modo si modificano nell’arco della vita? A queste domande risponde uno studio condotto dall’Università di Bologna, recentemente pubblicato sulla rivista Scientific Reports

Dallo studio è emerso che le persone anziane hanno più difficoltà a valutare i segnali di pericolo, essendo più inclini a spaventarsi anche in ambienti considerati sicuri. 

I ricercatori si sono focalizzati sul ruolo dei ricordi nell’attivare una reazione di allarme. “I ricordi di esperienze traumatiche non vengono mai rimossi definitivamente dal nostro cervello. Per questo, stimoli ed eventi collegati a situazioni di pericolo vissute in passato possono, in alcune circostanze, attivare allarmi e paure -  ha spiegato Giuseppe di Pellegrino, docente dell’Università di Bologna che ha guidato lo studio - In ambienti potenzialmente pericolosi, il contesto può fungere da segnale di allerta, mentre in ambienti sicuri può inibire l’emergere di memorie spiacevoli”, ha proseguito lo studioso. 

Ma in che modo funziona questo meccanismo? Per indagare il ruolo giocato dal contesto nell’attivare ricordi spiacevoli e innescare la paura, i ricercatori Simone Battaglia, Sara Garofalo e Giuseppe di Pellegrino hanno realizzato uno studio presso il Centro studi e ricerche in Neuroscienze Cognitive dell’Università di Bologna. 

Sono state coinvolte 48 persone divise in base all’età, di cui 24 tra i venti e i trent’anni e 24 tra i sessanta e i settant’anni. Gli esperimenti sono stati condotti in due giornate successive. 

Il primo giorno, i partecipanti sono stati inizialmente indotti ad associare, all’interno di una stanza, uno stimolo neutro – l’immagine di una pianta – a una scossa elettrica del polso. Associazioni, queste, a cui tutti i partecipanti hanno reagito manifestando, comprensibilmente, le risposte fisiologiche alla paura. 

Successivamente, in una stanza diversa è stata mostrata ai partecipanti l’immagine di una pianta, senza alcuna scossa elettrica: in questo contesto le risposte fisiologiche dei partecipanti legate alla paura sono progressivamente scomparse.

Durante il secondo giorno, ai partecipanti è stata nuovamente mostrata l’immagine della pianta, sia nella prima stanza che nella seconda. Stavolta però il gruppo dei più anziani, a differenza dei giovani, mostrava reazioni collegate alla paura in entrambi i contesti. 

“Questi risultati ci dicono che l’invecchiamento può avere un impatto negativo sulla capacità di utilizzare le informazioni contestuali per modulare in modo flessibile il recupero dei ricordi emotivi”, ha concluso di Pellegrino. “La responsabilità potrebbe essere dei cambiamenti che avvengono con l’età in alcune aree del cervello come l’ippocampo e le cortecce prefrontali, particolarmente soggette agli effetti dell’invecchiamento”.

Fonte Università di Bologna
Data pubblicazione 18/10/2018
Tag Scienze umanistiche e sociali
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