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Nel Mar Cinese Meridionale l’anello mancante della Tettonica a Placche

Nel Mar Cinese Meridionale l’anello mancante della Tettonica a Placche

La rottura delle placche continentali e la formazione di nuovi oceani nel Mar Cinese Meridionale è avvenuta in maniera differente da quanto prevede la Tettonica a Placche.

È quanto emerge dai risultati della missione scientifica internazionale South China Sea Rifted Margin, a cui hanno preso parte 70 scienziati da tutto il mondo, tra cui il geofisico italiano Jacopo Boaga (nella foto) dell’Università degli Studi di Padova.

La teoria della Tettonica delle Placche prevede la rottura delle placche continentali in risposta alla risalita termica dalla crosta terrestre, seguita dalla formazione di nuova crosta oceanica in risposta alla rapida e intensa attività vulcanica.

Tuttavia questa teoria è stata contraddetta negli anni Novanta da studi condotti sui margini continentali nord atlantici, dove non si è riscontrata la presenza di vulcanismo durante l’apertura dell’oceano, ma di una lunga estensione meccanica della crosta terrestre durata decine di milioni di anni.

Per fornire risposte a questi interrogativi, il consorzio IODP-International Ocean Discovery Program ha organizzato una missione scientifica di 4 mesi nel Mar Cinese Meridionale, considerato un peculiare caso di rottura avvenuta velocemente e in assenza di forte vulcanismo.

Le analisi condotte durante le perforazioni, presentate sulla rivista Nature Geoscience, hanno permesso di riconoscere che l’evoluzione del Mar Cinese Meridionale rappresenta di fatto l’anello mancante tra le diverse tipologie di rottura proposte dalla Tettonica delle Placche. Nel Mar Cinese Meridionale, infatti, il processo di rottura è avvenuto con un moderato vulcanismo, ma è stato istantaneamente seguito dalla formazione di nuova crosta oceanica spessa sino a 5-6 km.

La nave Joides Resolution è dotata di un avanzato laboratorio galleggiante in grado di misurare le proprietà fisiche dei campioni di roccia estratti durante la fase di perforazione (densità, velocità sismiche, conduttività termica, suscettibilità magnetica, ecc.)”- ha raccontato Jacopo Boaga dell’Università di Padova, a bordo della nave in qualità di petrophysics specialist - “Una volta terminata l’estrazione delle carote, si sfrutta poi il foro di sondaggio per inserire al suo interno particolari strumentazioni geofisiche per misurare tali proprietà anche direttamente nel sottosuolo” ha concluso Boaga.

Nel suo lavoro di ricerca, la nave Joides Resolution ha perforato e campionato il fondo oceanico, spingendosi ad oltre 1600 metri di profondità al di sotto di fondali profondi fino a 4000 metri.

 

Fonte Università degli Studi di Padova
Data pubblicazione 11/10/2018
Tag Scienze fisiche e ingegneria