A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

Ingegneria molecolare, sviluppati anticorpi più efficaci contro le infiammazioni

Ingegneria molecolare, sviluppati anticorpi più efficaci contro le infiammazioni

Una nuova generazione di anticorpi promette di contrastare con più efficacia le infiammazioni croniche, rispetto alle terapie tradizionali. 

Si tratta di molecole sviluppate in laboratorio da un gruppo di ricerca internazionale, composto da scienziati del Massachusetts Institute of Technology, della Harvard Medical School e dell’Università Ca’ Foscari Venezia

Lo studio che descrive i risultati raggiunti dal gruppo internazionale di ingegneri biomolecolari è stato pubblicato sulla rivista Nature Communications

Gli anticorpi prodotti dai ricercatori agiscono “spegnendo” un particolare tipo di proteine – chemochine ELR+ CXC – coinvolto in numerosi processi infiammatori

A differenza di molecole che intervengono, senza particolari benefici, su una singola chemochina per volta, gli anticorpi sviluppati dai ricercatori sono in grado di riconoscere e disattivare simultaneamente più di dieci diverse chemochine.

Il nostro sistema immunitario è in grado di generare un repertorio virtualmente illimitato di anticorpi capaci di riconoscere un enorme varietà di strutture molecolari differenti, denominate “antigeni” – ha spiegato Alessandro Angelini, ricercatore al Dipartimento di Scienze Molecolari e Nanosistemi dell’Università Ca’ Foscari Venezia. 

Tuttavia questo riconoscimento è estremamente selettivo ed un anticorpo è generalmente in grado di riconoscere un solo antigene alla volta. Per riuscire quindi a sviluppare anticorpi terapeutici in grado di neutralizzare molteplici antigeni, siamo dovuti ricorrere a tecniche d’ingegneria proteica avanzata”.

Le molecole sono state ricavate dagli scienziati, utilizzando il lievito e applicando i principi dell’evoluzione darwiniana. I ricercatori sono così riusciti a creare in laboratorio degli anticorpi in grado di legare molteplici chemochine di origine umana e murina.

Testati su un modello di topo per l’artrite, gli anticorpi si sono dimostrati capaci di invertire il processo infiammatorio in maniera molto più efficace rispetto alle soluzioni tradizionali e hanno confermato, al tempo stesso, la necessità di bloccare simultaneamente più chemochine per ottenere l’effetto terapeutico sperato.

Frutto di un lavoro di ricerca durato 5 anni, queste molecole potranno ora essere sperimentate nell’ambito di nuove terapie. Il nuovo metodo adottato dai ricercatori, inoltre, potrà essere applicato ad altre famiglie di proteine bersaglio, coinvolte per esempio, nei tumori e nelle malattie autoimmuni. 

Fonte Università Ca’ Foscari Venezia
Data pubblicazione 18/05/2018
Tag Salute
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