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Etna, studio INGV: il gas radon è una spia per eruzioni e terremoti

Etna, studio INGV: il gas radon è una spia per eruzioni e terremoti

Il gas radon può essere utilizzato come tracciante efficace per prevedere l’attività eruttiva di un vulcano e, in qualche caso, può anche rappresentare un campanello di allarme per i terremoti. È quanto dimostra una nuova ricerca pubblicata su Geochemistry, Geophysics, Geosystems, condotta da ricercatori dell’Osservatorio Etneo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – INGV.

Elemento radioattivo naturale e altamente dannoso per la salute umana, il gas radon si sprigiona dal sottosuolo ed è considerato da molti come una possibile sentinella degli eventi sismici, malgrado i molti dubbi avanzati nel tempo dalla comunità scientifica. La nuova ricerca condotta dai ricercatori italiani ha dimostrato che la fuoriuscita di questo gas dal suolo dell’Etna rappresenta un tracciante efficace dell’attività di uno dei vulcani più attivi al mondo. “Il Radon all’Etna funziona come tracciante dell’attività eruttiva e, in qualche caso, anche di quella tettonica - sottolinea Marco Neri, primo ricercatore dell’INGV-Osservatorio Etneo - già protagonista di una ricerca pubblicata nel 2015, che ha portato alla creazione di un modello fisico-matematico di previsione dell’attività sismica e vulcanica attraverso la misurazione del radon.

Nello studio attuale, il team di ricercatori dell’INGV hanno analizzato le emissioni di gas radon nell’Etna nel periodo compreso tra gennaio 2008 e luglio 2009. “Diciannove mesi nei quali il vulcano ha prodotto alcuni sciami sismici - spiega Susanna Falsaperla, ricercatore dell’INGV-OE e primo autore della pubblicazione - fratturazioni superficiali del suolo, una vigorosa fontana di lava e, infine, una lunga eruzione durata ben 419 giorni. Il gas è stato rilevato da una stazione situata in prossimità della cima dell’Etna, a circa 3000 metri di quota, in una località un tempo nota con il nome di “Torre del Filosofo” e ora sepolta sotto metri di colate laviche.

Si è scoperto che il radon di quella stazione di monitoraggio è influenzato essenzialmente da due processi. Il primo, è legato alla risalita dei magmi nel condotto centrale del vulcano. Questo processo – spiega ancora Neri - avviene attraverso ‘pulsazioni’ di gas, cioè incrementi del radon brevi e intensi, che gli studiosi definiscono, in lingua inglese, gas pulse. Il secondo è indotto dalla fratturazione della roccia (rock fracturing), quando la stessa roccia si rompe a causa di un terremoto o di uno sciame sismico”. I risultati hanno quindi dimostrato che la rilevazione del gas radon è sensibile anche ai terremoti di piccola entità, che avvengono anche a molti chilometri di distanza dal luogo di rilevamento del gas.

Fonte INGV
Data pubblicazione 25/07/2017
Tag Scienze fisiche e ingegneria