A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

Energia pulita dai canneti, grazie al progetto europeo Watbio

Energia pulita dai canneti, grazie al progetto europeo Watbio

Dai canneti presto riusciremo a produrre biomassa sostenibile, cioè energia pulita da una fonte assolutamente naturale. È il risultato raggiunto nel contesto del progetto europeo “Watbio” dal gruppo di ricerca coordinato dal Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università degli Studi di Bologna “Alma Mater”, illustrato sulla rivista scientifica GCB Bioenergy, riferimento internazionale della ricerca nel campo delle bioenergie.

Il team aveva l’obiettivo di rendere utilizzabili le potenzialità bioenergetiche della canna comune o “canna domestica”, nome col quale generalmente viene indicata la specie Arundo donax, pianta erbacea perenne e dal fusto lungo, cavo e robusto. Tra le caratteristiche scientificamente interessanti di questo vegetale, tipico dell’area mediterranea, vi erano la sua capacità di crescere rapidamente, fino a quattro metri in altezza e la sua resistenza ai climi secchi.

Individuata da tempo come “ottima candidata” alla produzione di biomasse, presentava però un problema: quello di non avere una sufficiente variabilità genetica, in quanto pianta sterile, incapace di riprodursi con i semi. La riproduzione “vegetativa” della canna comune consiste infatti in una propagazione asessuata che rende tutte le nuove piante identiche alla madre, fattore che porta la specie ad essere difficilmente adattabile a climi diversi.

Esponendo con una tecnica innovativa i tessuti di canna ai raggi gamma, il gruppo di ricerca guidato da Silvio Salvi, professore di genetica agraria all’Alma Mater, ha trovato il modo dare vita in laboratorio a numerose variazioni genetiche della pianta, rendendo possibile la crescita in serra e in campo di un migliaio di nuove tipologie di individui, con variazioni interessanti in termini di differente velocità di crescita, colore del fogliame, altezza.

Il nostro futuro impegno - annuncia il ricercatore italiano - verterà sulla selezione, tra queste mille possibilità, delle piante che si mostrino più adatte per la produzione di biomassa, cioè quelle varietà che possano generare un numero elevato di raccolti nel corso dell’anno o che abbiano tessuti più adatti alla trasformazione in biocarburanti, ma anche varietà particolarmente resistenti ai climi freddi e in altre particolari condizioni ambientali”.

Fonte Università di Bologna
Data pubblicazione 11/10/2017
Tag Scienze della vita
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