A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

Dalla SISSA di Trieste una ricerca che indaga le basi neuroanatomiche del perdono

Dalla SISSA di Trieste una ricerca che indaga le basi neuroanatomiche del perdono

Perché – a volte – siamo così comprensivi con gli altri, anche quando si rendono responsabili di azioni deprecabili? Da dove vengono i “giudizi morali”? Ha cercato di rispondere con mezzi scientifici a questi difficili interrogativi anche la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste, con una ricerca che ha messo sotto i riflettori il cervello, scoprendovi una regione la cui ampiezza sarebbe responsabile di questi comportamenti “troppo umani”.

Nello studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale “Scientific Reports” del gruppo Nature, i ricercatori triestini hanno focalizzato la loro indagine sul solco temporale superiore anteriore sinistro (in codice “aSTS”), rilevando al neuroimaging che quanto più abbiamo sviluppata la sostanza grigia (sede dei corpi delle cellule nervose) di questa area tanto più siamo pronti a perdonare chi ha causato un problema, per quanto grosso, senza avere però intenzione di farlo, cioè senza “farlo apposta”.

È noto da tempo, grazie a studi del comportamento umano, che in caso di “conflittualità” tra intenzione e risultato di un’azione, le persone adulte in genere tendono a giudicare l’agente più sulle sue intenzioni che sulle effettive conseguenze dell’azione, anche in casi gravi ma involontari appunto, senza differenze sostanziali rilevate tra le diverse culture di appartenenza. Finora però, sottolineano alla SISSA, erano pochi gli studi che indagavano la neuroanatomia alla base di questo particolare “giudizio morale”.

“Abbiamo sottoposto a 50 volontari – spiegano i ricercatori – un questionario in cui venivano loro presentate 36 storie diverse con 4 possibili situazioni: quelle in cui un’azione intenzionale poteva avere un esito negativo o neutro e quelle in cui un evento accidentale poteva portare a conseguenze negative o neutre; per ogni storia i partecipanti dovevano esprimere un giudizio rispondendo a due domande: quanto era da ritenersi colpevole il protagonista e quanto era invece da ritenersi l’azione moralmente accettabile. Nel corso dell’esperimento tutti i partecipanti erano sottoposti a risonanza magnetica per acquisire dati sulla funzionalità e sulla struttura del loro cervello”.

Risultato? Si è scoperto che “il volume della materia grigia presente nel solco temporale superiore anteriore sinistro (aSTS) sembra avere un’influenza significativa sul giudizio morale espresso: quanto più l’aSTS è sviluppata, tanto più le persone sono portate a essere indulgenti con colui che ha causato il danno; l’area aSTS è già conosciuta per essere implicata nella capacità di rappresentare lo stato mentale altrui, cioè pensieri, desideri, credenze ecc. Secondo le nostre deduzioni, le persone con più materia grigia in questa regione sarebbero più capaci di riprodurre in sé stessi la situazione mentale del protagonista dell’azione e, quindi, la non intenzionalità dell’atto”.

Fonte SISSA
Data pubblicazione 01/06/2017
Tag Scienze della vita