A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

Ca’ Foscari: il fenomeno delle “fake news” è dovuto alla destrutturazione della società

Ca’ Foscari: il fenomeno delle “fake news” è dovuto alla destrutturazione della società

È un argomento molto attuale quello delle “fake news”, cioè delle notizie false o “bufale” che girano su Internet, in particolare sui “social” come Facebook. Come farvi fronte? Come arginare un fenomeno che si sta diffondendo esponenzialmente proprio grazie alla “potenza di fuoco” dei mezzi di comunicazione che oggi tutti quanti hanno a disposizione?

“Contrastare il dilagare di notizie false sui social network mettendo un freno ai ‘falsari’ potrebbe rivelarsi inefficace senza un cambiamento nel comportamento degli utenti stessi, generalmente fruitori di poche pagine informative, all’ascolto di poche voci e sordi alle tesi che non amano, a prescindere dall’attendibilità delle notizie”.

Questo è – in sintesi – quanto emerge da uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica “Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS)” da un gruppo di ricerca internazionale a cui hanno preso parte anche ricercatori dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, dell’IMT di Lucca, dello IUSS di Pavia e della Sapienza Università di Roma.

La ricerca ha analizzato la fruizione di notizie in lingua inglese da parte di 376 milioni di utenti di Facebook dal 2010 al 2015, scoprendo che questi si muovono in una sorta di “cassa di risonanza dove le informazioni che trovano sono sempre più in sintonia con i loro pregiudizi”, seguendo inoltre un numero limitato di pagine di testate giornalistiche, con le quali non è necessariamente in totale sintonia ma dalle quali seleziona i contenuti “sulla base dei propri preconcetti, entrando a far parte di una comunità ben definita di utenti che la pensano allo stesso modo”.

“Finora – spiega Fabiana Zollo della Ca’ Foscari – sembrava che la sfida fosse correggere persone poco istruite che abboccano a notizie pseudoscientifiche e complottiste: i nuovi dati dimostrano, invece, che la questione è molto più articolata e chiama in causa la crisi dell’intero sistema informativo e il disorientamento legato alla destrutturazione della società”.

Che fare dunque? Dalla ricerca emerge un suggerimento: “Mentre i grandi player dell’informazione online, come Google e Facebook, puntano a limitare chi diffonde bufale, etichettare le notizie verificate o creare liste nere di siti produttori di notizie false, la principale causa della disinformazione sembra risiedere nella polarizzazione degli utenti in rete”. Allora è forse su questa polarizzazione che dovremmo fare leva per cercare di dare soluzione al problema.

Fonte Università Ca’ Foscari di Venezia
Data pubblicazione 18/05/2017
Tag Scienze umanistiche e sociali