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Astrofisica, scoperto un pianeta analogo a Mercurio grande come la Terra

Astrofisica, scoperto un pianeta analogo a Mercurio grande come la Terra

Analogo alla Terra per dimensioni, simile a Mercurio per composizione. Questa sarebbe l’insolita natura del pianeta extrasolare K2-229b, distante circa 340 anni luce da noi.

La scoperta è di un gruppo di ricerca guidato da Alexandre Santerne, del Laboratorio di Astrofisica di Marsiglia, a cui hanno preso parte Francesca Faedi e Aldo Bonomo, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica-INAF. Gli studiosi hanno caratterizzato l’esopianeta in base alle osservazioni del telescopio spaziale Kepler-2 della Nasa e dello spettrografo HARPS installato sul telescopio dello European Southern Observatory-ESO a La Silla, in Cile.

A parità di dimensioni rispetto alla Terra, K2-229b possiede una massa 2,6 volte maggiore rispetto al nostro pianeta. Questa differenza dipende, secondo i ricercatori, dal grande nucleo ferroso del corpo celeste, che conterebbe circa il 70% della sua massa planetaria. 

Sotto questo aspetto, il pianeta extrasolare risulta un analogo del “nostro” Mercurio, composto per il 70% da un nucleo metallico e per il 30% da un mantello di silicati, a differenza di Venere, Marte, della Terra e di altri pianeti terrestri extrasolari, la cui massa è formata, al contrario, per circa il 70% da un mantello di silicati, per il 30% da un nucleo metallico.

“K2-229b è il primo pianeta ad essere scoperto con dimensione della Terra ma composizione interna simile a quella di Mercurio”, ha spiegato Bonomo, coautore dell’articolo pubblicato su Nature Astronomy che descrive la scoperta. 

È inoltre la prima volta che è stata evidenziata una differenza significativa fra la composizione chimica del pianeta e quella della sua stella e da quest'ultima ci saremmo aspettati una struttura interna del pianeta diversa, analoga a quella della Terra. Non riusciamo al momento a capire bene quale processo abbia portato K2-229b ad avere una composizione simile a Mercurio, sebbene diverse ipotesi siano state avanzate per spiegarla”.

K2-229b è il pianeta più interno dei tre che fanno parte del sistema planetario K2-229, la cui esistenza è stata svelata dal telescopio spaziale Kepler nel 2016. Studiando le misure raccolte dallo spettrografo HARPS, i ricercatori hanno potuto determinare la massa di K2-229b e quindi la sua struttura, formata appunto da un nucleo ferroso molto grande e da un mantello di silicati relativamente sottile.

Ma in che modo si sarebbe formata questa particolare struttura? Diverse sono le ipotesi in campo. La più probabile è che, similmente a quanto avvenuto alcuni miliardi di anni fa per Mercurio, gli strati esterni del pianeta siano stati strappati via da un grande impatto. Oppure, in alternativa, che il pianeta si sia formato in una zona interna del disco protoplanetario con una bassa concentrazione di silicati, o ancora che il suo mantello di silicati sia evaporato per il forte irraggiamento da parte della sua vicinissima stella. 

Per comprendere meglio la formazione di pianeti extrasolari “mercuriali”, si attendono nuovi indizi da prossime missioni.

“Con il lancio della missione PLATO dell’ESA, previsto nel 2024, avremo finalmente la possibilità di studiare in dettaglio pianeti come K2-229b che orbitano attorno a stelle brillanti di diversa massa e composizione chimica” ha commentato Francesca Faedi.

Promossa dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA), la missione PLATO è finanziata per l’Italia dall’Agenzia Spaziale Italiana-ASI.

“Grazie a queste osservazioni capiremo meglio i meccanismi di formazione e migrazione planetarie collocando il nostro Sistema solare in un più ampio contesto globale”, ha continuato la ricercatrice dell’INAF coinvolta, assieme a Bonomo, nella preparazione scientifica della missione PLATO dedicata alla ricerca di esopianeti.

 

Fonte INAF
Data pubblicazione 15/05/2018
Tag Scienze fisiche e ingegneria