A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

All’Università svedese di Luleå amano i ricercatori italiani

All’Università svedese di Luleå amano i ricercatori italiani

Sono otto gli italiani, di cui cinque provenienti dall’università di Padova, che operano presso la Luleå University of Technology, istituzione accademica svedese che conta oggi circa 15.000 studenti e 1.700 dipendenti, sita nella città di Luleå, città costiera di circa 46.000 abitanti sul Golfo di Botnia, nella Svezia settentrionale, con inverni lunghi e freddi e un porto importante soprattutto per l’esportazione di minerali ferrosi.

Uno di loro è Alberto Vomiero, dal 2014 professore ordinario di Fisica sperimentale nel Department of Engineering Sciences and Mathematics. Laureato in fisica, un dottorato in Ingegneria elettronica all’università di Trento nel 2003, grazie a un finanziamento nell’ambito delle azioni Marie Skłodowska-Curie, si sposta nel Centre Énergie Matériaux Télécommunications dell’Institut national de la recherche scientifique canadese; a Luleå da quasi tre anni dirige un gruppo di 18 persone.

"Ci occupiamo di nanomateriali per celle solari e celle elettrochimiche – afferma Vomiero -  per produzione di idrogeno (per le auto ibride ad esempio). L’idea è di realizzare un prodotto che riesca ad andare sul mercato, puntando non tanto a produrre celle più efficienti, ma celle più economiche in grado di competere con il mercato cinese”. Grazie alle sue ricerche Vomiero ha conseguito un finanziamento di quattro milioni di euro: “Il tema della sostenibilità ambientale in Svezia è molto sentito, l’obiettivo è di potenziare il settore delle energie rinnovabili – aggiunge il professore -  e questo spinge il governo a investire”.

Vomiero racconta l’informalità dei rapporti che caratterizza i rapporti tra docenti e studenti nella quotidianità della vita accademica, con il risultato di un metodo meno gerarchico rispetto alle consuetudini italiane ed una multiculturalità diffusa, sia tra gli studenti, di cui circa un terzo proviene dall’estero, che tra i docenti: oltre agli italiani lavorano nell’ateneo indiani, cinesi, francesi, spagnoli, russi, ucraini, pakistani, giapponesi.

Anche se ha un contratto di sei anni rinnovabile, Vomiero vede l’Italia nel suo futuro, dove vivono la moglie e i figli, ed affronta le otto ore di volo necessarie per raggiungere l’Italia a settimane alterne, beneficiando della concessione dell’università svedese.

Del suo gruppo di lavoro fanno parte la ricercatrice Isabella Concina, laureata in Chimica a Padova, Francesco Enrichi, fisico padovano che opera a Luleå grazie a una borsa Marie Curie, e Federica Rigoni, dell’Università di Brescia, vincitrice di una borsa post-doc finanziata dalla fondazione svedese Carl Trygger.

Tra gli italiani, prevengono dall’Università di Padova anche Andrea Toffolo, ordinario del Department of Engineering Sciences and Mathematics e Damiano Varagnolo, ricercatore del Department of Computer Science, Electrical and Space Engineering. Raffaello Mazzaro, invece, preveniente dall’Università di Bologna, inizierà la sua attività di ricerca a Luleå tra qualche mese grazie a una borsa post-doc finanziata dalle fondazioni Kempe e Knut & Alice Wallenberg. Agatino Rizzo infine, proveniente dall’università di Catania, docente al Department of Civil, Environmental and Natural Resources Engineering, si occupa di sviluppo sostenibile urbano e coordina il Master of Science in Climate Sensitive Urban Planning and Building e dal 2014 rappresenta la Svezia, insieme ad altri tre colleghi, in seno all’Association of European Schools of Planning – AESOP.

Fonte UNIPD
Data pubblicazione 28/07/2017
Tag Smart Communities
Approfondimenti