A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

TAPASS: un progetto per fermare la “peste” degli ulivi

TAPASS: un progetto per fermare la “peste” degli ulivi

Una speranza per salvare gli ulivi pugliesi colpiti dal batterio “killer” arriva dall’iniezione di nanoparticelle all’interno del tessuto “linfatico” delle piante infette. A lanciare questa possibile soluzione è il progetto TAPASS finanziato dalla Regione Puglia, che vede la partecipazione di ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche, delle Università di Bari, di Lecce e di Foggia e del Centro di Ricerca, Sperimentazione e Formazione in Agricoltura Basile Caramia.

foto_xylella_400Un killer invisibile sta mettendo in ginocchio gli ulivi della Puglia e minaccia di estendersi alle coltivazioni del resto d’Italia, con il rischio di colpire anche ciliegi, aranci oleandri e mandorli. Il suo nome è Xylella fastidiosa e si tratta di un batterio in grado di ostacolare la nutrizione delle piante attraverso l’ostruzione dello xilema, ovvero del tessuto linfatico attraverso cui le piante ricevono acqua e nutrienti. Il batterio viene trasmesso agli ulivi attraverso una particolare specie di insetti – le cicale sputacchine - e fino a oggi nessuna contromisura si è dimostrata efficace nell’arginare questa pericolosa epidemia che sta imperversando nella vasta area pugliese compresa tra Gallipoli e Santa Maria di Leuca.

A lanciare la sfida al pericoloso parassita, tuttavia, è oggi il progetto TAPASS (Tecnologie Abilitanti per produzioni Agroalimentari Sicure e Sostenibili), promosso dall'assessorato allo Sviluppo Economico della Regione Puglia e finanziato con oltre 500 mila euro dalla stessa Regione.

L’obiettivo è eliminare il batulivi_salento_400terio dalle piante in maniera selettiva, attraverso l’iniezione all’interno della pianta di nanoparticelle contenenti sostanze in grado di uccidere il parassita. Al progetto di ricerca partecipano ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche, delle Università di Bari, di Lecce e di Foggia e del Centro di Ricerca, Sperimentazione e Formazione in Agricoltura Basile Caramia (CRSFA), uniti nello scopo di arrestare quella che è già stata definita la “peste” degli ulivi.

“Abbiamo già testato gli effetti – spiega Giuseppe Ciccarella dell’università del Salento – sulle piantine di ulivo e i risultati sono ragguardevoli. Si tratta di inoculare negli esemplari infetti nanovettori contenenti prodotti tradizionalmente usati in agricoltura come ioni rame, ioni zinco, solfato di rame, capaci di raggiungere velocemente e colpire selettivamente la Xylella laddove si annida, ovvero negli xilemi, vasi linfatici dalle dimensioni di circa 20 micrometri. Al contempo stiamo sviluppando un metodo rapido ed efficace di diagnosi precoce mediante analisi metabolomica della Xylella fastidiosa” afferma il ricercatore.

Il progetto sarà sostenuto dalla Coldiretti Puglia che avvierà anche una raccolta di fondi attraverso le piattaforme di crowdfunding. Le aspettative sono alte e potrebbero contribuire ad arginare questo pericoloso fenomeno anche se, secondo quanto previsto dai piani di intervento messi in atto nella Regione, è importante che gli agricoltori mettano in atto una serie di pratiche volte a contrastare l’avanzata del batterio come l’eliminazione delle erbe infestanti, l’asportazione dei rami secchi e la potatura degli ulivi.

Data pubblicazione 08/04/2015
Fonte Redazione ResearchItaly
Organizzazioni CNR