A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

Speciale Antartide: l’Italia nel grande laboratorio naturale per lo studio del futuro

Speciale Antartide: l’Italia nel grande laboratorio naturale per lo studio del futuro

Se la conoscenza scientifica è simile a un viaggio, non tutte le tappe del percorso sono uguali. Ci sono “luoghi” più ricchi e promettenti di altri, che custodiscono più segreti e ci portano più in là nella comprensione della natura. 

Sulla Terra, il continente “diverso” per eccellenza, quello che nasconde le informazioni più preziose sulla storia del nostro Pianeta, è l’Antartide. Un posto inospitale, in cui le tracce del passato terrestre conservate nei ghiacci e dentro i mari ci aiutano a leggere il presente del pianeta e a prefigurare gli scenari che ci attendono.

“Esiste nel nostro pianeta un immenso laboratorio naturale per lo studio del futuro. Questo laboratorio è l’Antartide, il continente più affascinante e inesplorato della Terra”, scriveva alla fine degli anni ’90 del secolo scorso Felice Ippolito, figura di spicco per la ricerca italiana in Antartide.

Oggi, nel continente bianco gli scienziati di tutto il mondo – sotto l’egida dello SCAR, il Comitato scientifico internazionale per la ricerca in Antartide – sono intenti a decifrare i segreti del clima terrestre, rivelare laghi e montagne sotto il ghiaccio, esplorare il mare profondo e osservare gli indizi sull’origine della vita e dell’Universo.

L’Antartide non è più, però, un luogo desolato e “congelato” nel tempo. Negli ultimi anni, il continente antartico è, a sua volta, al centro di un cambiamento inarrestabile, testimoniato dalla perdita di ghiaccio, i cambiamenti nella circolazione oceanica e la modifica dello strato di ozono soprastante. Trasformazioni, queste, con conseguenze di vasta portata sul resto del pianeta dal punto di vista climatico, ambientale, sociale, biologico.

Da qui la necessità, per la comunità scientifica, di concentrare riorganizzare le priorità della ricerca in Antartide, per comprendere e affrontare meglio i cambiamenti in atto. In quest’ottica, a livello internazionale, lo SCAR ha individuato sei obiettivi prioritari per la ricerca in Antartide dei prossimi anni: 

  • definire la portata globale dell’atmosfera antartica e dell'Oceano meridionale
  • comprendere come, dove e perché le calotte perdono massa
  • rivelare la storia dell’Antartide
  • comprendere come la vita antartica è evoluta e sopravvissuta
  • osservare lo spazio e l’Universo
  • riconoscere e mitigare l’influenza umana.

In coerenza e sinergia con questo quadro si orienta anche politica italiana della ricerca in Antartide, come dimostra il bando 2018 del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide- PNRA, recentemente pubblicato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca-MIUR con scadenza il 3 luglio prossimo. 

Nel Bando PNRA 2018, le sei aree prioritarie delineate dallo SCAR si traducono in altrettante tematiche di riferimento, in cui articolare le proposte scientifiche: la vita in Antartide; la geologia dell’Antartide; il sistema glaciale antartico e il livello del mare; la definizione dell’impatto globale dell’atmosfera antartica e dell’Oceano Meridionale; l’Universo sopra l’Antartide e lo Space Weather; l’uomo in Antartide: adattamento e impatto. 

Intanto, nel continente bianco il nostro Paese è già protagonista di importanti e numerose ricerche sulle sfide scientifiche più attuali. 

Nello studio dei ghiacci, per esempio, l’ENEA è partner del grande progetto europeo è Beyond Epica Oldest Ice, finalizzato a identificare un sito di perforazione che consenta di raggiungere e analizzare il ghiaccio di oltre un milione e mezzo di anni fa. Un obiettivo importante, questo, per comprendere meglio la “sensitività climatica” del nostro pianeta in periodi di transizione diversi da quelli attuali, e migliorare così le proiezioni sugli sviluppi futuri del clima.

Mentre nelle scienze marine, prosegue l’impegno dell’Italia nella partecipazione all’International Ocean Discovery Program. In questo quadro si inserisce la campagna di perforazione nel Mare di Ross cui l’Italia partecipa con l’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale-OGS. Scopo della spedizione, da poco conclusasi, è svelare perché circa 3 milioni di anni fa, in un periodo caldo e con elevata CO2 in atmosfera, si è disintegrata la calotta del mare di Ross. Una conoscenza che potrebbe contribuire a comprendere meglio anche la perdita di ghiaccio attualmente in corso in Antartide. 

Esempi questi, di un impegno molto vasto e articolato, che fa della presenza scientifica italiana in Antartide un tratto consolidato.

Data pubblicazione 14/06/2018
Fonte Redazione ResearchItaly
Tag Scienze della vita , Scienze fisiche e ingegneria