A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

Octopus e PoseiDRONE: i robot “marini” che fanno scuola nel mondo

Octopus e PoseiDRONE: i robot “marini” che fanno scuola nel mondo

Il quotidiano statunitense The New York Times ha dedicato un reportage a Octopus e PoseiDRONE: i “polpo robot” sviluppati a Livorno presso il Centro di Ricerca sulle Tecnologie per il Mare e la Robotica Marina della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Agili, scattanti, capaci di nuotare e “strisciare”, questi prodotti della tecnologia italiana rappresentano i precursori di una nuova generazione di robot da impiegare nelle operazioni marine complesse, come quelle di soccorso e di salvaguardia ambientale.

polpo_robot_01La loro forma è volutamente ispirata a quella del polpo, l’organismo marino che più di altri è capace di muoversi agilmente nei diversi ambienti acquatici, nuotando in mare aperto e “strisciando” sui fondali più impervi, effettuando movimenti delicati e di elevata complessità anche in condizioni difficili. Octopus e PoseiDRONE sono chiari esempi di robot “soft”, ovvero morbidi e flessibili, e le loro abilità hanno suscitato le attenzioni del prestigioso quotidiano statunitense The New York Times, il quale ha dedicato un intero reportage ai “polpo robot” italiani corredato da un servizio multimediale realizzato nei pressi dello “Scoglio della Regina” di Livorno, dove ha sede il Centro di Ricerca sulle Tecnologie per il Mare e la Robotica Marina dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

polpo_robot_1Come lascia intendere il nome, il progetto Octopus consiste in un robot ispirato alla morfologia e al comportamento del polpo, capace di muoversi su diversi tipi di fondali, di deformarsi per raggiungere aree difficilmente accessibili all’uomo e di manipolare oggetti. Il progetto, finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del Settimo Programma Quadro, è stato ideato per indagare e comprendere le abilità sensoriali e motorie dei polpi marini per poi tentare di riprodurle in un robot di forma simile da impiegare in ambiente acquatico. Il progetto, iniziato nel 2007 e oggi concluso, ha aperto importanti prospettive sulla possibilità di utilizzare i robot marini per operazioni complesse, come quelle di salvataggio, di monitoraggio o di pulizia dei mari.

Tra le eredità di Octupus c’è PoseiDRONE: un progetto attualmente supportato dalla Fondazione Livorno e dal consorzio RoboSoft, che consiste in un robot composto per il 90% da materiali “gommosi”, i quali conferiscono al robot la massima flessibilità consentendogli di resistere agli urti violenti contro scogli o rocce senza riportare danni. Per queste sue caratteristiche, PoseiDRONE è in grado di “strisciare” sui substrati rocciosi più aspri, nuotare agilmente sfruttando il suo sistema a propulsione e afferrare oggetti anche complessi. Abilità che lo renderebbero adatto ad essere impiegato in numerosi ambiti: dalla protezione ambientale all’archeologia sottomarina, fino al settore delle perforazioni petrolifere

Attualmente delle dimensioni di una mano adulta, il robot PoseiDRONE potrà essere realizzato con una lunghezza variabile dai pochi millimetri fino a qualche metro, a seconda delle necessità di utilizzo.  Grazie ai numerosi materiali soffici ed elastici che lo compongono, inoltre, questo robot è attualmente in grado di svolgere mansioni che nessun altro robot è in grado di effettuare. Un risultato che ancora una volta premia la capacità di innovazione della robotica italiana, rilanciandola ai primi posti al mondo.

Il robot PoseiDRONE

Data pubblicazione 06/08/2014
Fonte Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa