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La SISSA entra nel progetto Simons Observatory, il telescopio che studierà le origini dell’Universo

La SISSA entra nel progetto Simons Observatory, il telescopio che studierà le origini dell’Universo

Il Simons Observatory è un telescopio che nascerà nel deserto cileno di Atacama, a migliaia di chilometri di altitudine, con lo scopo di studiare le onde gravitazionali primordiali che si sono originate negli istanti successivi al Big Bang. A questo importante progetto di ricerca prenderà parte anche la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste, con un team coordinato da Carlo Baccigalupi e Francesca Perrotta, che avrà il compito di studiare e rimuovere i “contaminanti di segnale”, le emissioni che interferiscono con l’analisi e lo studio delle onde gravitazionali primordiali.

Il nuovo telescopio, i cui lavori di costruzione dovrebbero iniziare nel 2018, si occuperà infatti di studiare le onde gravitazionali primordiali, ovvero quelle distorsioni della curvatura dello spazio-tempo che si sono originate con il Big Bang e che potrebbero rivelare molti aspetti sull’origine dell’Universo. “Studiare e misurare queste onde, originatesi pochissimi istanti dopo il Big Bang, significa avvicinarsi sempre di più al momento zero, quando tutto l’Universo ebbe inizio” spiegano Carlo Baccigalupi e Francesca Perrotta. “Si tratta di uno dei grandi temi nel campo dell’astrofisica e della cosmologia, su cui molto si sta lavorando e che, periodicamente, grazie anche a progressi ottenuti con la sonda Planck, fornisce nuove importanti pubblicazioni scientifiche. Il Simon Observatory, per la cui costruzione sono stati stanziati 40 milioni euro, darà un grande contributo in questo senso” continuano i ricercatori.

Il progetto internazionale di costruzione del nuovo telescopio è stato finanziato dalla Simons Foundation e dalla Heising-Simons Foundation e unisce ricercatori provenienti da Stati Uniti, Giappone ed Europa, con l’Italia in posizione di assoluto prestigio grazie alla SISSA. Le prime osservazioni sono previste per la fine di questo decennio. “Con il nostro gruppo di ricerca, composto anche da Davide Poletti, Nicoletta Krachmalnicoff e Giuseppe Puglisi, in collaborazione con l’Imperial College di Londra, studieremo i contaminanti del segnale, ossia quelle emissioni che provengono dalla nostra galassia, come polveri o gas, che disturbano l’analisi delle onde primordiali” spiegano ancora Carlo Baccigalupi e Francesca Perrotta. “Ciò che faremo è cercare di misurare il segnale inquinante e di rimuoverlo attraverso dei modelli matematici”.

Un percorso di ricerca già consolidato per il gruppo triestino, che figura tra i protagonisti del progetto RadioForegrounds per lo studio della radiazione cosmica di fondo, finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito di Horizon 2020 e che vede Francesca Perrotta come responsabile italiana. I ricercatori della SISSA sono inoltre coinvolti nel progetto POLARBEAR per lo studio della polarizzazione della radiazione cosmica di fondo, il cui strumento di osservazione si trova sempre nel deserto cileno di Atacama.

Data pubblicazione 10/04/2017
Fonte SISSA
Tag Scienze fisiche e ingegneria
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