A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

Il tempo che farà, il clima che ci aspetta: qualche istruzione per l’uso

Il tempo che farà, il clima che ci aspetta: qualche istruzione per l’uso

Pronti ad affrontare il tempo meteorologico, intelligenti nella gestione del clima. All’insegna di questo invito si è celebrata l’edizione 2018 della Giornata Internazionale della Meteorologia. Un momento importante e condiviso per fare il punto su una delle principali sfide del nostro tempo. 

Per l’occasione, la comunità scientifica italiana in prima linea nello studio dei fenomeni atmosferici si è riunita alla Sapienza di Roma, in un grande incontro aperto al pubblico e ai giovani che si preparano ad affrontare la scelta universitaria. 

Lo scenario che si annuncia per il prossimo futuro è quello di un mondo contrassegnato da una popolazione in aumento, costretta a fronteggiare sempre più spesso fenomeni meteorologici intensi quali tempeste cicloniche, piogge torrenziali, ondate di calore, alluvioni. A questa maggiore incidenza di eventi climatici estremi dobbiamo abituarci, complici i cambiamenti climatici in atto. 

I dati mostrano già un aumento significativo – negli ultimi 20 anni – di alluvioni severe in Europa. Venendo al nostro Paese, colpisce poi il numero delle vittime di frane e inondazioni nel periodo compreso tra il 1967 e il 2016, con una media di circa 36 morti l’anno. Complessivamente, negli ultimi 50 anni sono stati più di 1.900 i feriti e oltre 317.000 gli evacuati e i senzatetto per cause legate al dissesto idrogeologico, secondo l’ultimo Rapporto dell’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica-IRPI del Consiglio Nazionale delle Ricerche. 

Ma è possibile conoscere in anticipo dove e quando si produrranno eventi climatici estremi? E soprattutto, possiamo metterci al riparo dai rischi? 

Prevedere l’esatta localizzazione, nel tempo e nello spazio, di fenomeni intensi è estremamente difficile, ha specificato Carlo Cacciamani, fisico del Dipartimento della Protezione Civile Nazionale. Questo perché sono molti e “caotici” gli elementi che entrano in gioco. I modelli previsionali più attendibili, soprattutto sul medio termine, sono probabilistici: non indicano con certezza, ma prefigurano scenari. 

La buona notizia è che una corretta e condivisa gestione di questi dati e una pronta informazione può comunque allertare in modo efficace su eventuali rischi, suggerendoci comportamenti prudenti di fronte a scenari possibili. 

Aldilà degli effetti già in atto che ci colpiscono più da vicino, i cambiamenti climatici sembrano orientati a incidere profondamente sugli equilibri del pianeta, modificando i territori, l’agricoltura, gli ecosistemi. Basti pensare a fenomeni da tempo sotto la lente degli scienziati, come lo scioglimento dei ghiacci e l’innalzamento del livello del mare, l’acidificazione degli oceani, la desertificazione. 

Tra le principali cause del riscaldamento planetario in corso almeno dal secondo dopoguerra in poi, è bene ricordarlo, ci sono i fattori cosiddetti antropogenici, legati cioè alle attività dell’uomo, come l’inquinamento generato dai combustibili fossili e la deforestazione. Lo ha sottolineato Antonello Pasini, del Consiglio Nazionale delle Ricerche, autore – assieme al suo gruppo di ricerca – di un recente studio pubblicato su Scientific Reports che ha dimostrato l’influenza delle attività umane sul clima, utilizzando l’intelligenza artificiale

Umane le cause, umani gli effetti. Perché l’aumento delle temperature modificando la geografia dei territori e la vivibilità di intere aree, può contribuire a modificare gli equilibri sociali, economici e politici. È quanto sta già in parte accadendo, sempre secondo Antonello Pasini, che nel suo recente libro Effetto serra effetto guerra, scritto a quattro mani con il diplomatico Grammenos Mastrojeni, mostra quanto recenti crisi umanitarie di cui conosciamo i tragici effetti – dalle stragi di civili agli esodi in massa di profughi verso l’Europa, fino alla crescita del terrorismo – c’entrino anche con il cambiamento climatico.  

Il futuro del pianeta è dunque ineluttabilmente segnato? Non proprio, rassicurano gli studiosi. Perché affrontare al meglio questi cambiamenti è possibile, e necessario. Per farlo, però, c’è bisogno di volontà, oltre che di intelligenza.

Data pubblicazione 05/04/2018
Fonte Redazione ResearchItaly
Tag Scienze fisiche e ingegneria