A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

Coronaropatia, dall’ENEA protesi vascolari riassorbibili più sottili

Coronaropatia, dall’ENEA protesi vascolari riassorbibili più sottili

È iniziato sotto la guida dell’ENEA-Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile il progetto europeo Bi-Stretch-4-Biomed per la realizzazione di protesi riassorbibili sottili per la chirurgia vascolare.

Il progetto – come suggerisce il nome esteso “Biaxial Stretching of PLLA-WS2 Nanocomposites for thinner and stronger biomedical scaffolds”  – punta alla realizzazione di dispositivi biomedici più resistenti e flessibili in acido polilattico, un materiale biodegradabile, rinforzato con nanotubi di disolfuro di tungsteno. 

Finanziato con oltre 340.000 euro attraverso le MSCA-Azioni Marie Skłodowska Curie del Programma europeo Horizon 2020, Bi-Stretch-4-Biomed si inserisce nell’ambito della ricerca sui nuovi materiali da utilizzare per la realizzazione di dispositivi biomedici di supporto temporaneo alla rigenerazione di tessuti sani

Attraverso scambi di personale tra ricercatori ed esperti nel campo della scienza dei materiali, della lavorazione dei polimeri e della bioingegneria, il progetto si propone di sviluppare le conoscenze necessarie a realizzare stent cardiovascolari bio-riassorbibili più semplici da utilizzare di quelli tuttora disponibili. 

Ampiamente impiegati negli interventi chirurgici, gli stent coronarici vengono impiantati in pazienti affetti da malattie alle coronarie, con lo scopo di riparare le arterie danneggiate. Una nuova classe di dispositivi, sviluppata di recente, promette di prendere il posto dei tradizionali stent: i BVS-bioresorbable vascular scaffolds, impalcature vascolari completamente riassorbibili, realizzate in acido polilattico puro anziché in metallo. 

Il vantaggio è evidente: i BVS agiscono per il tempo necessario alla guarigione della lesione, fino a 6 mesi dopo l’intervento, per poi cominciare a dissolversi, lasciando spazio alla rigenerazione di nuovi vasi sani. Tuttavia l’acido polilattico non possiede la robustezza né la rigidità dei metalli. Ciò spiega perché queste innovative impalcature vascolari riassorbibili sono tre volte più spesse degli stent metallici e dunque più difficoltose, per i chirurghi, da spostare lungo il percorso arterioso fino alla zona da trattare. 

Per facilitare l’adozione di questa innovativa ma migliorabile tecnologia, il progetto a guida italiana intende sviluppare impalcature vascolari riassorbibili più sottili di quelli attuali, e visibili ai raggi X. A questo scopo, la ricerca si propone di migliorare la comprensione su come rinforzare l’acido polilattico con nanotubi di disolfuro di tungsteno, per ottenere la robustezza e l’opacità ai raggi x richieste. 

Oltre all’ENEA, partecipano all’iniziativa l’Università di Warwick, in Inghilterra, la Queen’s University di Belfast, in Irlanda del Nord e lo statunitense CALTECH – California Institute of Technology. 

Data pubblicazione 12/07/2017
Fonte ENEA
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