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ConnectToBrain: un nuovo approccio alla stimolazione magnetica transcranica

ConnectToBrain: un nuovo approccio alla stimolazione magnetica transcranica

Il Consiglio Europeo della Ricerca-ERC ha finanziato con 10 milioni di euro il progetto ConnectToBrain nell’ambito della schema di finanziamento Synergy Grants. Il progetto si propone di migliorare radicalmente le tecniche di stimolazione magnetica transcranica-TMS cerebrale, attualmente utilizzate in ambito clinico per la cura di numerosi disturbi, come depressione, epilessia e malattia di Parkinson.

ConnectToBrain vede la collaborazione sinergica tra i gruppi di ricerca di Risto Ilmoniemi della Aalto University di Helsinki, in Finlandia - coordinatore del progetto - di Gian Luca Romani dell’Università “G. d'Annunzio” di Chieti-Pescara e di Ulf Ziemann dell'Università di Tuebingen, in Germania.

Le tecniche di stimolazione magnetica transcranica utilizzate oggi possono stimolare singole aree del cervello attraverso impulsi magnetici. La tecnologia rivoluzionaria che verrà sviluppata dal progetto - chiamata multi-locus TMS - secondo i ricercatori sarà in grado di stimolare punti diversi della corteccia cerebrale in pochi millisecondi. Il processo sarà controllato da un software intelligente che, dopo una prima stimolazione sulle aree selezionate del cervello, sposterà automaticamente la stimolazione, modificandola in base a come reagiscono le connessioni neuronali.

L'algoritmo leggerà e interpreterà la mappa delle connessioni cerebrali in tempo reale e sarà in grado di decidere in una piccola frazione di secondo quando e dove stimolare. Le tecniche di apprendimento automatico ci aiuteranno a ottimizzare i nostri algoritmi a questo scopo”, ha affermato Gian Luca Romani.

I ricercatori confidano che la nuova tecnica possa ripristinare uno stato non alterato delle connessioni cerebrali nel caso di diverse patologie neurologiche. La tecnica multi-locus TMS può infatti stimolare le funzioni cerebrali quando queste risultano indebolite, come avviene nella depressione, oppure limitare la loro attività quando queste risultano sovraeccitate, come avviene nell’epilessia.  

 

Data pubblicazione 29/10/2018
Fonte Università degli Studi “G. d'Annunzio” di Chieti-Pescara
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