A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

Combattere e prevenire l’HIV in carcere: ricerca di Ca’ Foscari

Combattere e prevenire l’HIV in carcere: ricerca di Ca’ Foscari

Il rischio di contrarre l’HIV nelle strutture carcerarie può essere attenuato aumentando la prevenzione e favorendo una migliore gestione dell’infezione: questo l’obiettivo del progetto Free to live well with HIV in Prison che punta anche alla definizione buone pratiche che possano essere adottate anche in altre strutture.

La ricerca è stata condotta in 10 carceri italiane, intervistando un migliaio di persone sui timori di contrarre l’infezione a causa della scarsa igiene, delle punture di zanzare, della resistenza da parte del virus ai disinfettanti e della saliva (considerata veicolo di trasmissione del virus da quattro persone su dieci) e dell’urina, temuta come possibile fonte di contagio da quasi una persona su tre sono. Sono sottostimati invece i rischi legati alle risse tra detenuti e allo scambio di spazzolini e rasoi.

Un detenuto su cinque considera inoltre inappropriato che venga dichiarata la sieropositività di un compagno di cella e nel complesso sono emersi segnali positivi a conferma di come gradualmente lo stigma verso la malattia si stia ridimensionando. Tuttavia, tra i dati emersi, va rimarcato che solo il 68% dei detenuti, se si scoprisse sieropositivo, ricorrerebbe a trattamenti contro l’HIV, dimostrando un limitata fiducia nelle terapie.

La ricerca ha evidenziato l’importanza della corretta informazione sia nei confronti della popolazione carceraria che della polizia penitenziaria e, in questo senso, si è ipotizzato di affidare il compito di educatori ai detenuti stessi, riscontrando un 47,7% di intervistati che la considera una buona idea, dato che tra compagni ci si ascolta più facilmente e ci si capisce di più.

Durante lo svolgimento del progetto sono stati diffusi, negli Istituti, dei test HIV rapidi, eseguendo un programma formativo allargato anche a personale sanitario e polizia penitenziaria.

I risultati dell’indagine hanno così offerto, per la prima volta, una fotografia della conoscenza dell’HIV nelle carceri italiane, svelando false paure e rischi non riconosciuti che intralciano l’efficacia della prevenzione, tracciando le linee per prevenire e combattere l’infezione.

La ricerca, presentata all’inizio di ottobre2017 dall’Università Ca’ Foscari di Venezia, dalla Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria – SIMSPE e da NPS Italia, promotori del progetto, è stata sovvenzionata da ViiV Healthcare e patrocinata dal Ministero di Giustizia e dal Ministero della Salute.

Ca’ Foscari ha partecipato al progetto per dare continuità a un’attività di ricerca che ha già prodotto in questi anni dati importanti sulla conoscenza dell’HIV/AIDS e sull’esistenza di pregiudizi tra la popolazione generale, gli adolescenti, gli immigrati e la comunità LGBT” affermano Fabio Perocco e Alessandro Battistella docenti dell’Università Ca’ Foscari “Oggi i nuovi dati, riferiti a detenuti adulti e minorenni, e su chi lavora in carcere, si rivelano utili per definire interventi di formazione e informazione che la ricerca ha dimostrato essere necessari”.

Data pubblicazione 16/11/2017
Fonte UNIVE
Tag Salute