A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

Biomedicina: da gruppo italiano nuove prospettive per contrastare lo sviluppo tumorale

Biomedicina: da gruppo italiano nuove prospettive per contrastare lo sviluppo tumorale

Le  cosiddette “staminali tumorali”- cellule che alimentano la crescita dei tumori - sono il bersaglio di una recente ricerca sui meccanismi di sviluppo del cancro al polmone, condotta da un gruppo di ricerca quasi integralmente italiano.

Lo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista “Oncogene”, getta luce su un nuovo meccanismo con cui le cellule staminali dei tumori polmonari si propagano. Realizzata nei laboratori dell’Università Sapienza di Roma, la ricerca è stata coordinata da Rita Mancini del dipartimento di Medicina clinica e molecolare dell’ateneo romano, in collaborazione con altre istituzioni di rilievo, tra cui l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, con il sostegno dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC). Alla ricerca hanno partecipato anche l’Istituto Pascale di Napoli, le Università degli Studi Federico II e SUN in Campania, l’Università di Trieste e l’Università di Leicester nel Regno Unito.

Negli ultimi anni sono state identificate, in diversi tipi di tumori, cellule “immortali” capaci, allo stesso tempo, di auto-rinnovarsi dividendosi e dare origine a molti tipi di cellule costituenti i tumori. Proprio per il ruolo nello sviluppo del cancro, queste cellule -  le “staminali tumorali” - appaiono buoni candidati bersaglio per nuove soluzioni terapeutiche. Lo studio, coordinato dall’Università Sapienza, si inserisce in questo filone della ricerca oncologica.

In particolare, i ricercatori si sono focalizzati sul ruolo nella crescita del tumore al polmone, svolto da un enzima chiamato SCD1, responsabile della sintesi degli acidi grassi insaturi. Studiando cellule staminali tumorali di polmone isolate direttamente dai versamenti pleurici di alcuni pazienti, è emerso come SCD1 agisca attivando a cascata due vie metaboliche chiave nelle cellule tumorali. “Si tratta di quella della beta-catenina e successivamente di quella che coinvolge due proteine note per la loro capacità di controllare la crescita cellulare a livello del nucleo, chiamate YAP e TAZ”, ha spiegato Rita Mancini.

“In altre parole questo nuovo studio rafforza l’importanza di SCD1 come uno dei principali promotori della crescita delle staminali tumorali polmonari. Inoltre abbiamo sufficienti elementi per ritenere che il ruolo chiave di SCD1 si estenda alle cellule staminali di altri tipi di tumori” ha aggiunto la ricercatrice della Sapienza.

“La potenziale ricaduta terapeutica dei nostri risultati è la possibilità di bloccare la crescita delle cellule staminali mediante l’uso di piccole molecole capaci di inibire l’attività enzimatica di SCD1, che dovrebbero essere capaci di stabilire sinergie con le attuali terapie” ha prospettato Gennaro Ciliberto, Direttore scientifico dell’Istituto nazionale tumori Regina Elena, che ha collaborato allo studio. Una prospettiva non troppo lontana da verificare, dal momento che inibitori di SCD1 sono già disponibili per l’uso nell’uomo.

 

Data pubblicazione 19/05/2017
Fonte Università Sapienza di Roma
Tag Salute
Approfondimenti