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Antartide: ricercatori di Tor Vergata al lavoro per installare il telescopio solare MOTH II

Antartide: ricercatori di Tor Vergata al lavoro per installare il telescopio solare MOTH II

In Antartide fervono le attività per l’installazione di un telescopio solare di ultima generazione che parla italiano: MOTH II

Con questo scopo, all'inizio di gennaio si sono messi al lavoro in Antartide, presso la Stazione Polare Amundsen-Scott, Francesco Berrilli e Stefano Scardigli, rispettivamente professore e ricercatore postdoc dell’Università di Roma Tor Vergata. 

Lo strumento che i fisici italiani devono rendere operativo sarà utilizzato per la ricerca astrofisica nel campo delle onde di gravità nell’atmosfera solare e della meteorologia spaziale. Un’impresa scientifica, questa, a cui i ricercatori italiani partecipano assieme a colleghi dell’Università delle Hawaii, della Georgia State University, del Jet Propulsion Laboratory (JPL) e dell’Agenzia Spaziale Europea. 

Finanziato dalla National Science Foundation con il coordinamento di Stuart Jefferies, professore della Georgia State University, il progetto ha un supporto dal PRIN 2012 del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR). Di durata triennale, proseguirà con le campagne antartiche 2017-18 e 2018-19.

Ma perché collocare un telescopio solare proprio nel deserto di ghiaccio del continente bianco? “Il Polo Sud, con punti che raggiungono i circa 3000 metri sul livello del mare, è un luogo privilegiato, per l’osservazione solare consentendo di osservare la stella durante l’estate australe per mesi interi, con misure virtualmente ininterrotte e condizioni di stabilità atmosferica e pulizia del cielo eccezionali”, ha spiegato Francesco Berrilli. 

Questi importanti vantaggi, però, hanno dei costi. “Il mantenimento di tali condizioni favorevoli richiede che la messa a punto del telescopio sia effettuata all’esterno della stanza di controllo, che si trova sotto il ghiaccio per non generare turbolenza nell’atmosfera, a temperature percepite di -35°C /-40°C”, ha continuato il professore. 

Il nostro Paese è in prima linea nel progetto. Il telescopio - composto da due canali operanti in righe del Sodio e del Potassio - ha un cuore italiano, basato sui filtri magneto-ottici sviluppati negli anni ‘90 per applicazioni solari da un team del Dipartimento di Fisica dell’Università Sapienza di Roma, allora coordinato da Alessandro Cacciani. I due canali permettono l’osservazione simultanea dei campi di velocità del plasma solare e del campo magnetico a due altezze della regione fotosferica/cromosferica dell’atmosfera della stella. 

Le immagini, acquisite a elevatissima cadenza e virtualmente senza interruzioni temporali, consentiranno l’analisi della dinamica del plasma e del campo magnetico della stella con risoluzioni temporali senza precedenti, aprendo la strada a nuovi algoritmi di predizione degli eventi solari, come i brillamenti, e a nuovi strumenti di indagine in campo astrofisico con ricadute importanti nel campo della meteorologia spaziale. 

Data pubblicazione 01/02/2017
Fonte Università di Roma "Tor Vergata"
Tag Scienze fisiche e ingegneria