A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

Organizzazione e aree della ricerca

La ricerca: un sistema integrato

Le priorità e gli ambiti di intervento delle attività di ricerca portate avanti dai diversi attori che si occupano del tema sul territorio nazionale nascono, secondo quanto previsto dalla riforma del Sistema Nazionale della Ricerca (Decreto Legislativo n.204/1998), a livello governativo. A tal fine, ogni tre anni, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) predispone il cosiddetto Programma Nazionale della Ricerca (PNR) che, insieme ai suoi aggiornamenti annuali, è approvato dal Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) alla luce degli obiettivi fissati nel più generale Documento di programmazione economica e finanziaria. In questo modo le iniziative di ricerca sono considerate in maniera organica, garantendo un orientamento programmatico finalizzato a delineare gli obiettivi, indirizzare le attività e distribuire i fondi. Il PNR, infatti, con riferimento alla dimensione europea e internazionale della ricerca e tenendo conto delle iniziative, dei contributi e delle realtà di ricerca regionali, definisce gli obiettivi generali e le modalità di attuazione degli interventi di ricerca alla cui realizzazione concorrono, con risorse disponibili sui loro stati di previsione o bilanci, le pubbliche amministrazioni, con le specificità dei loro ordinamenti e nel rispetto delle loro autonomie e attività istituzionali, le università e gli enti di ricerca.

L'organizzazione

 

Provenienza delle risorse

In un meccanismo di governance condivisa, il coordinamento tra gli interventi europei, nazionali e regionali, garantito dal MIUR attraverso il PNR, rappresenta un elemento essenziale per lo sviluppo del settore e favorisce le condizioni per trasformare il sapere in valore economico. 
I finanziamenti alla ricerca costituiscono una voce di spesa di fondamentale importanza nei bilanci dello Stato e delle imprese italiane. Gli investimenti privati provengono dalle aziende, che provvedono a finanziare in parte le attività di ricerca interne, ma anche dalle associazioni nazionali di categoria; mentre i fondi di natura pubblica possono essere di provenienza:

  • nazionale: erogati dai Ministeri per sostenere sia le università e gli enti di ricerca che le imprese e gli altri soggetti privati che fanno ricerca;
  • regionale: finanziamenti a valere sui bilanci di singole realtà territoriali e orientati allo sviluppo e all’innovazione di sistemi produttivi locali.

Ai fondi nazionali e regionali si sommano poi quelli europei che possono essere sia diretti che indiretti: nel primo caso la Commissione stanzia finanziamenti ai singoli progetti di ricerca sulla base degli obiettivi fissati nel Programma Quadro comunitario, nel secondo predispone dei fondi strutturali per cofinanziare progetti e programmi gestiti dai singoli stati membri.

L’internazionalizzazione

Un altro obiettivo strategico per migliorare le performance della ricerca è il consolidamento dell’impegno internazionale attraverso accordi bilaterali e multilaterali che coinvolgono tutti i paesi del mondo (non solo quelli dell’Unione). Anche in questo caso:

  • esiste una programmazione congiuntache ha l’obiettivo di porre rimedio agli squilibri tra la portata europea o mondiale delle sfide attuali e la natura nazionale o regionale degli strumenti di cui si dispone per risolvere questi problemi;
  • le risorse messe a disposizione mirano a promuovere a livello pan-europeo e mondiale la ricerca d’eccellenza e la creazione o il consolidamento di infrastrutture di ricerca performanti.

L’attività di collaborazione dell’Italia con i paesi extraeuropei si indirizza prevalentemente verso il Nord America (Stati Uniti e Canada), il Giappone, i paesi emergenti (come Brasile, Russia, India, Sud Africa e Cina), quelli della costa Sud del Mediterraneo e quelli dell’Africa Sub-sahariana.

Discipline e aree

Su quali temi si fa ricerca?

La ricerca è un’attività intrapresa per acquisire conoscenze in tutti gli ambiti scientifici e tecnologici. L’ampliarsi del sapere e la naturale tendenza dell’uomo a socializzare anche in base all’oggetto del proprio lavoro, tuttavia, hanno reso necessario, nel tempo, distinguere gli ambiti e individuare criteri omogenei per classificare la mutevole realtà culturale senza però, per questo, cristallizzarne il cambiamento.

Non è possibile realizzare, tuttavia, una classificazione perfetta di attività vitali e vivaci come quelle di ricerca e di esplorazione del sapere. Ogni catalogazione ha pregi e difetti, può presentare sovrapposizioni e diventerà prima o poi insufficiente. Per questo, al di là delle classificazioni comunque indispensabili, si presta sempre più attenzione all’interdisciplinarietà che, nell’evoluzione della conoscenza umana, riaggrega argomenti e metodologie in forme sempre nuove e più ricche.

Per descrivere le discipline oggetto di studio e le aree tematiche su cui può concentrarsi l’attività di ricerca esistono dunque diverse classificazioni che, in relazione all’obiettivo, privilegiano aspetti e livelli di profondità differenti. Ad esempio, a livello internazionale, l’European Research Council (ERC), organismo europeo istituito per sostenere la ricerca di frontiera, ha recentemente proposto una nuova classificazione per la valutazione e il finanziamento dei progetti di ricerca, articolata in 25 panel divisi tra 3 domini principali che raggruppano più di 250 tematiche.