A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

Verso un network italiano dell’Open Access

Il tema della libera circolazione delle conoscenze è quanto mai attuale, come mostrano le sempre più numerose iniziative dedicate all’Open Access (OA), una cultura che promuove l’accesso aperto alle informazioni scientifiche.   

L’Unione Europea ha affrontato l’argomento in una Raccomandazione e in una Comunicazione, entrambe del 17 luglio 2012, volte a promuovere l’ampia diffusione dei risultati della ricerca.
A livello nazionale, il Decreto 8 agosto 2013, n. 91 ha stabilito che le pubblicazioni dei risultati di ricerche finanziate almeno per il 50% con fondi pubblici siano depositate in archivi elettronici ad accesso libero e gratuito. Parallelamente, la Conferenza dei Rettori delle Università italiane (CRUI) e diversi enti pubblici di ricerca si sono impegnati nella sottoscrizione di un Position statement che promuove l’istituzione di archivi liberamente consultabili e incoraggia i ricercatori a rendere disponibili i loro risultati.
È questo il quadro di riferimento in cui si è svolto il convegnoE-science: verso un network italiano per l'Open Access”, tenutosi a Roma il 25 ottobre 2013 presso la sede centrale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). La giornata è stata promossa con l’obiettivo di condividere i risultati raggiunti nell’ambito di MedOANet (Mediterranean Open Access Network), un progetto europeo volto al miglioramento di strategie, politiche e strutture per l’accesso aperto in sei Paesi del Mediterraneo: Italia, Grecia, Francia, Spagna, Portogallo e Turchia. L’incontro ha consentito di fare il punto sullo stato dell’arte a livello europeo, discutere i modelli di governance e condividere i progetti in corso a livello nazionale. 

Grandi progetti europei

Tra le principali iniziative europee illustrate nel corso del seminario c’è OpenAIRE, un progetto avviato nel 2009 e finalizzato a tre obiettivi: “costruire un'infrastruttura per il deposito e l’accesso e delle pubblicazioni del VII Programma Quadro; realizzare un luogo virtuale per l’archiviazione delle pubblicazioni scientifiche; creare una rete di helpdesk di supporto ai ricercatori”, ha ricordato Donatella Castelli, dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione “Alessandro Faedo” del CNR. Da questa eredità è nato, alla fine del 2011, OpenAIREplus, che ha ampliato il raggio d’azione di OpenAIRE, collegando le pubblicazioni scientifiche archiviate nell’infrastruttura alle informazioni ad esse associate, tra cui i dati scientifici.
Il tema degli Open Data, in particolare, sembra essere delicato e strategico, poiché la libera condivisione dei dati di ricerca favorisce il progresso scientifico, ma può anche avere implicazioni in termini privacy, sicurezza e diritti di proprietà intellettuale. A questo proposito è nato Recode (RECommendations for Open Access to Research Data in Europe), un progetto europeo volto ad analizzare benefici e criticità dell’accesso aperto ai dati, a cui l’Italia ha partecipato attraverso l’Istituto sull'Inquinamento Atmosferico (IIA) del CNR. “Mentre è semplice dire cosa sono gli open data, non altrettanto lo è decidere come realizzare l’accesso aperto ai dati”, ha commentato Stefano Nativi dell’IIA – CNR, ricordando alcune sfide principali a cui le politiche per l’open access sono chiamate a rispondere.

Questioni aperte e sfide

Nonostante una crescente sensibilità sul tema, le pubblicazioni ad accesso libero attualmente non superano il 20% dell’intera produzione scientifica mondiale. In parte perché “il movimento open access è unito sullo scopo, ma diviso sulle policy”, ha suggerito Roberto Caso, dell’Università degli Studi di Trento. Le strade percorribili per arrivare al traguardo, infatti, sono molteplici e principalmente riconducibili a due modelli:

  • green road”, per cui gli articoli già usciti su riviste a pagamento possono essere successivamente ripubblicati su archivi open access, con il permesso degli editori;
  • gold road”, in base al quale i ricercatori pubblicano le loro ricerche direttamente su riviste ad accesso aperto facendosi carico delle spese di pubblicazione, generalmente sostenute dall’ente di ricerca.

Entrambe le vie, specie la seconda, sollevano tuttavia la questione relativa al modello di business da adottare per rendere sostenibile l’attività di pubblicazione, senza che sia il lettore a pagarne i costi. Decisivo, in tal senso, promuovere soluzioni che portino vantaggi ai diversi attori coinvolti, quali enti finanziatori, editori e ricercatori. “Importante è che una parte del business che scaturisce dai dati aperti ritorni a chi fa ricerca” , ha suggerito a questo proposito Gabriele Gattiglia dell’Università di Pisa, uno dei protagonisti di MOD (Mappa Open Data): il primo repository italiano per la pubblicazione aperta dei dati archeologici. Esempio concreto di come la via verso l’open access sia percorribile in ogni settore della ricerca. 

Lavori in corso in Italia

A livello italiano, sono molte le iniziative di rilievo internazionale che coinvolgono la comunità scientifica. Oltre al già citato MOD, ci sono:

  • DARIAH (Digital Research Infrastructure for the Arts and Humanities), l’infrastruttura per l’accesso libero ai dati di ricerca umanistici, a cui partecipa il CNR;    
  • SCOAP3 (Sponsoring Consortium for Open Access Publishing in Particle Physics), che vede impegnato l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e che prevede la realizzazione di un modello commerciale alternativo agli abbonamenti alle riviste;
  • il gruppo di lavoro PID (Persistent IDentifier), finalizzato a creare un sistema di tracciabilità dei dati mediante codici che li identifichino in modo univoco e persistente e che coinvolge l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV);
  • diversi progetti sul fronte dell’immagazzinamento ed elaborazione dei Big Data, a cui partecipa l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF);
  • BRIF (Bioresource Research Impact Factor), che prevede l’identificazione e l’archiviazione dei campioni biologici e dei dati ad essi associati, di cui è parte integrante l’Istituto Superiore di Sanità (ISS);
  • Opening Science to society, l’iniziativa per la condivisione dei dati in ambito scientifico che vede impegnata anche l’Università Sapienza di Roma.

Chiari esempi che dimostrano come l’Italia sia parte attiva nel percorso internazionale verso un sapere scientifico libero e aperto a tutti. 

Data pubblicazione 08/11/2013
Fonte Redazione ResearchItaly
Organizzazioni CNR , INAF , INFN , INGV