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Ricercatori INGV e della Sapienza scoprono impronte di dinosauri in Abruzzo

Ricercatori INGV e della Sapienza scoprono impronte di dinosauri in Abruzzo

Un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e di icnologi dell’Università Sapienza di Roma hanno scoperto in Abruzzo delle impronte di dinosauro, datate tra i 125 e i 113 milioni di anni, che testimoniano la presenza del più grande teropode documentato, fino a oggi, in Italia.

I risultati del ritrovamento, pubblicati su Cretaceous Research (Elsevier), arricchiscono le informazioni sugli animali che abitavano le spiagge italiane del Cretaceo e sui loro comportamenti, incrementando la raccolta delle impronte di dinosauro presenti nel nostro paese che, studiate da decenni in Italia e ancora oggi in continuo aggiornamento, hanno permesso di rivoluzionare le ipotesi sulla geografia dell’area mediterranea nel Mesozoico (tra 200 e 65 milioni di anni fa).

“Le tracce”, afferma Fabio Speranza ricercatore INGV, “sono osservabili su una superficie calcarea, quasi verticale, situata a oltre 1900 m di quota sul Monte Cagno. La superficie a orme è raggiungibile (solo in assenza di neve, quindi essenzialmente nei mesi estivi e autunnali) dopo una escursione di circa due ore, partendo dal paese di Rocca di Cambio in Provincia de L’Aquila. Tra queste è stata rinvenuta anche una traccia di ben 135 cm di lunghezza che costituisce la testimonianza del più grande dinosauro bipede che sia mai stato documentato in Italia fino a oggi”.

La maggior parte di queste impronte fu impressa da uno o più teropodi che, camminando, affondavano nel fango, molto probabilmente per la debole consistenza del substrato, mentre altre, al centro della superficie calcarea, sono state lasciate da un teropode accucciato.

I teropodi (Theropoda) fanno parte dei dinosauri saurischi, uno dei due grandi ordini di dinosauri (l’altro è quello degli Ornitischi); bipedi, prevalentemente carnivori, anche se certi generi si evolsero in erbivori, onnivori, piscivori, ed insettivori, i teropodi ebbero origine nel Triassico superiore e inclusero gli unici carnivori terricoli di grossa taglia circa 66 milioni di anni fa, dal Giurassico inferiore fino alla fine del Cretaceo.

 “Le impronte, scoperte casualmente nell’estate 2006”, prosegue Speranza, “si trovavano su una superficie calcarea di età Cretaceo inferiore e facevano pensare a impronte di dinosauri. Ma solo nell’estate 2015, grazie agli sviluppi tecnologici e alla collaborazione con esperti di impronte dell’Università La Sapienza, è stato possibile dare un nuovo impulso alle ricerche. Un drone, in grado di trasportare una macchina fotografica digitale e l’uso dell’innovativa tecnica della fotogrammetria digitale, hanno consentito di ricostruire un modello tridimensionale accurato a partire da semplici immagini fotografiche. Grazie a questa tecnica, che ha avuto origine in ambiente cinematografico (per il film “Jurassic Park”, 1993) è stato possibile lo studio di dettaglio delle impronte della parete subverticale, riportandole in ambiente virtuale facilmente analizzabile al computer. Per una datazione più precisa, sono stati prelevati campioni delle impronte e degli strati immediatamente soprastanti e sottostanti”.

“Contrariamente a quanto ritenuto in passato”, spiega Paolo Citton dell’Università Sapienza di Roma, “le orme testimoniano scenari di ripetute migrazioni di dinosauri dal continente Gondwana (che riuniva Africa, Sud America, Antartide, India e Australia) alle piattaforme carbonatiche dell’area mediterranea (un ambiente simile alle Bahamas di oggi). Come già discusso da tempo dagli icnologi della Sapienza, questi passaggi erano resi possibili da variazioni del livello marino, processi a scala globale che hanno luogo in tempi molto lunghi sul nostro Pianeta”.

“Le nuove orme”, conclude Citton, “potrebbero rivelarsi particolarmente preziose per le informazioni aggiuntive sulla composizione conosciuta della fauna dinosauriana italiana, con ricadute importanti anche sull’ecologia e sulle rotte seguite da questi animali estinti”.

Data pubblicazione 20/03/2017
Fonte INGV
Tag Scienze della vita
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