A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

Ricercatori INAF partecipano alla scoperta di due Super Terre

Ricercatori INAF partecipano alla scoperta di due Super Terre

Michaël Gillon, l’astronomo dell’università belga di Liegi autore della scoperta dei sette mondi grandi quanto la Terra in orbita attorno alla stella Trappist-1, ha ora individuato, collaborando con numerosi astronomi dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) due grossi pianeti rocciosi a 21 anni luce da noi, i più vicini che si conoscano fra quelli che transitano davanti alla loro stella madre.

La sensazionale scoperta dei due nuovi pianeti è stata realizzata sia grazie al Telescopio nazionale Galileo (TNG) dell’INAF alle Canarie, sia in virtù della collaborazione con i quattro ricercatori italiani che hanno firmato con lui lo studio pubblicato su Nature Astronomy: Emilio Molinari del TNG, Giuseppina Micela dell’Osservatorio astronomico di Palermo, Giampaolo Piotto dell’Osservatorio astronomico di Padova e Alessandro Sozzetti dell’Osservatorio astrofisico di Torino.

A differenza dei pianeti individuati in orbita attorno a Trappist-1, questi due pianeti non sono simili alla Terra e non c’è alcuna possibilità che possano essere abitabili, essendo entrambi molto più caldi e più grandi della Terra.

Sono più caldi perché la loro stella madre non è una tiepida nana rossa ma una nana arancione (denominata HD 219134) più piccola del nostro Sole e molto più grandi, avendo una massa pari a 4 o 5 volte quella del nostro pianeta ed essendo come il nostro rocciosi, appartengono alla categoria delle cosiddette super Terre. Si definisce infatti super Terra un pianeta extrasolare di tipo roccioso che abbia una massa compresa tra 1,9–5 e 10 masse terrestri.

Queste due Super Terre stabiliscono un importante primato: fra i pianeti che transitano davanti alla stella madre sono di gran lunga i più vicini a noi, essendo distanti appena sopra i 21 anni luce: “è davvero improbabile che ci sia un sistema transitante più vicino a noi di HD 219134”, ha affermato infatti Francesco Pepe, dell’Osservatorio di Ginevra, uno dei coautori dello studio.

«La rilevazione dei transiti di queste due super Terre», osserva Gillon, «è un passo importante per lo studio dei mondi rocciosi che orbitano intorno ad altre stelle. La vicinanza e la luminosità della loro stella ospite, infatti, combinate con la configurazione dei transiti, consentono di caratterizzare questi pianeti in modo dettagliato. In particolare, permettono di porre vincoli accurati alle loro composizioni interne, il che potrebbe fornire informazioni nuove e importanti sull’origine dei pianeti rocciosi di grande massa e con brevi periodi di rivoluzione breve. Un risultato che dimostra quanto Spitzer, pur essendo stato lanciato nel 2003, sia ancora uno strumento chiave per lo studio dei pianeti extrasolari».

«Un altro passo verso la caratterizzazione del nostro vicinato compiuto anche grazie alle osservazioni con il Tng», aggiunge comprensibilmente soddisfatto Molinari, che oltre a essere coautore dello studio è anche il direttore del Telescopio nazionale Galileo.

Data pubblicazione 17/03/2017
Fonte INAF
Tag Aerospazio
Approfondimenti