A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

Ricercatori dell’Università di Parma studiano il clima del futuro

Ricercatori dell’Università di Parma studiano il clima del futuro

In climatologia l’espressione “mutamento climatico” indica le variazioni del clima della Terra sia in relazione a diverse scale spaziali sia a considerazioni storico-temporali relativamente ad uno o più parametri ambientali e climatici nei loro valori medi, e interessa i più diversi campi scientifici: meteorologia, fisica, oceanografia, chimica, astronomia, geografia, geologia e biologia.

L’IPCC (Intergovernmental Panel On Climate Change - Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico), istituito nel 1988 dalla World Meteorological Organization (WMO) e dall'United Nations Environment Program (UNEP), è il principale organismo intergovernativo che si occupa della valutazione dei cambiamenti climatici, del loro impatto sociale ed economico, delle possibili strategie di risposta, valutando obiettivamente le informazioni scientifiche, tecniche e socio-economiche rilevanti per comprendere i rischi e i possibili impatti dei cambiamenti climatici indotti dall'uomo.

L’IPCC predispone un Rapporto di Valutazione, giunto alla Quinta edizione, che prende in considerazione le nuove evidenze dei cambiamenti climatici sulla base di numerose analisi scientifiche indipendenti, dalle osservazioni del sistema climatico, agli archivi paleoclimatici, agli studi teorici sui processi climatici, alle simulazioni mediante modelli climatici.

Un gruppo di ricercatori composto da ingegneri idraulici e ambientali del Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università di Parma, Unità di Ingegneria Civile e Ambientale, coordinati dalla Prof.ssa Maria Giovanna Tanda con la collaborazione degli Ing. Massimo Ferraresi, Marco D’Oria, Chiara Cozzi sta portando avanti delle ricerche sul cambiamento climatico e sull’impatto che questo può esercitare sul territorio in conformità con quanto riportato in scala territoriale dal quinto Assessment Report dell’IPCC on Climate Change.

Sono stati presi in considerazione i bacini del fiume Taro e dei torrenti Parma ed Enza, utilizzando modelli climatici generali (GCM) e regionali (RCM) sviluppati in seno al progetto EURO-CORDEX, realizzando proiezioni delle variabili climatiche fino al 2100, in tre possibili orizzonti futuri (breve termine 2016-2035, medio termine 2046-2065 e lungo termine 2081-2100), che saranno confrontati con un periodo di riferimento (1986-2005).

I risultati ottenuti registrerebbero una eterogeneità nelle tendenze sul territorio, con aumenti invernali e diminuzioni estive, con una sostanziale invarianza a livello annuale, una notevole variazione nella tipologia di precipitazioni con una riduzione di eventi deboli e un aumento della frequenza di quelli più intensi e un regolare e diffuso surriscaldamento dell’intera area di studio con un aumento della temperatura media fino a +2.5°C a lungo termine.

Grazie a questi studi preliminari è possibile valutare la disponibilità della risorsa idrica futura: infatti, l’aumento degli eventi piovosi intensi potrebbe ridurre la porzione di risorsa idrica che riesce a infiltrarsi nel sottosuolo, mentre un aumento della temperatura potrebbe causare un incremento dell’evapotraspirazione, con conseguente diminuzione delle risorse idriche superficiali.

Data pubblicazione 19/04/2017
Fonte Università di Parma
Tag Scienze fisiche e ingegneria
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