A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

Nel genoma di tibetani e sherpa il segreto per battere l’ipossia

Nel genoma di tibetani e sherpa il segreto per battere l’ipossia

Come fanno i popoli dell’altopiano tibetano a vivere nonostante le condizioni climatiche estreme e la ridotta disponibilità di ossigeno? A dare una risposta lo studio guidato da un gruppo di ricerca dell’Università di Bologna, appena pubblicato su Genome Biology and Evolution.

Una persona normale ha molte difficoltà a vivere alle altezze dell’altopiano tibetano: a 4.000 metri sul livello del mare, il nostro corpo riesce ad utilizzare più o meno la metà dell’ossigeno a disposizione a bassa quota, rendendo faticoso anche solo tenere attive le normali funzioni vitali.

La ricerca ha esaminato il DNA delle popolazioni sherpa e tibetane che vivono con temperature rigide, poche risorse naturali, forti radiazioni ultraviolette e scarsa disponibilità di ossigeno, individuando combinazioni genetiche che hanno reso più efficienti i vasi sanguigni, migliorando la circolazione di sangue e la diffusione dell’ossigeno nei tessuti.

I popoli che vivono sull’altopiano tibetano e le comunità di etnia sherpa che risiedono nelle valli di alta quota nel versante nepalese dell’Himalaya sono tra gli esempi più rappresentativi di come la specie umana sia stata capace di adattarsi ad ambienti molto diversi tra loro” spiega Marco Sazzini, ricercatore dell’Università di Bologna che ha guidato lo studio.

Il risultato raggiunto dai ricercatori potrebbe rivelarsi utile in ambito biomedico, consentendo di individuare terapie per combattere patologie in cui l’ipossia rappresenta una caratteristica tipica dei tessuti colpiti.

Per realizzare lo studio, il gruppo ha combinato tecniche statistiche tradizionali combinate con l’analisi di tutti i network di geni esistenti nel patrimonio genetico umano: una nuova metodologia di analisi che potrà essere replicata ampliando le conoscenze sui meccanismi evolutivi umani.

Data pubblicazione 14/12/2018
Fonte UNIBO
Tag Salute , Scienze della vita