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Lunar City, presentato a Venezia il docufilm sulla Luna che verrà

Lunar City, presentato a Venezia il docufilm sulla Luna che verrà

Custode del senno perduto di Orlando. Muta confidente nei versi leopardiani. E ancora, corpo celeste “scabro e diseguale” svelato dal cannocchiale galileiano, la Luna è da sempre un “alter ego” della Terra dal grande potere simbolico: diversissima eppure così vicina al nostro pianeta.

Un “mondo” su cui l’uomo è approdato per la prima volta nel 1969, come testimonia la celebre impronta lasciata da Neil Armstrong sulla superficie lunare. Traccia indelebile di quel “piccolo passo per l’uomo, grande passo per l’umanità” ancora vivido nell’immaginario di chi ha vissuto quel momento storico.

Proprio alla luna è dedicato Lunar City, il secondo docufilm della trilogia Expedition, diretto da Alessandra Bonavina, realizzato con il patrocinio e supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana-ASI, in collaborazione con la NASA. Il documentario è stato presentato in anteprima alla Mostra del Cinema Venezia. 

Nulla di più lontano, però, da una ricostruzione celebrativa del passato. Perché Lunar City mette al centro del racconto la luna che verrà, ossia le missioni lunari a cui ci stiamo preparando, come ha sottolineato la regista.

Dal 1969 ad oggi, le tecnologie nel settore spaziale hanno fatto passi da gigante. Anche i sistemi di addestramento degli astronauti sono notevolmente cambiati. In decenni di missioni spaziali a bordo della Stazione Spaziale Internazionale – principale avamposto umano fuori dalla Terra – abbiamo imparato molto. 

E oggi, grazie alla maturità tecnologica raggiunta, le grandi agenzie nazionali, a cominciare dalla NASA, sono pronte a lasciare maggior spazio ai privati nelle attività in bassa orbita terrestre, liberando così risorse per nuove, grandi missioni interplanetarie. 

In questa direzione punta, per esempio Deep Space Gateway: il grande progetto per la costruzione di una stazione cislunare da utilizzare come base per le future missioni umane sulla Luna e su Marte.

Certo è che il nuovo corso dell’esplorazione spaziale sarà un grande sforzo internazionale. Perché, a differenza degli anni ’60 del secolo scorso, in cui la corsa allo spazio era una sfida tra potenze, oggi la parola d’ordine è cooperazione tra paesi. In questo contesto l’Italia, leader del settore, continuerà a garantire il suo massimo impegno, assicurano dall’Agenzia Spaziale Italiana. 

E a chi si interroga sul futuro dello spazio, voci autorevoli del settore prospettano scenari che ora appaiono romanzeschi. In cui, per esempio, le industrie pesanti potranno essere “esportate” fuori dalla Terra, come immagina Roberto Vittori, astronauta di lungo corso. O dove un qualsiasi cittadino potrà volare nello spazio con la stessa facilità con cui oggi prende un aereo, suggerisce il veterano dello spazio Paolo Nespoli. Fantascienza? Per ora, con l’avvertenza che “la fantascienza di oggi è la scienza o la normalità di domani”, suggerisce AstroPaolo. 

Data pubblicazione 10/09/2018
Fonte Redazione ResearchItaly
Tag Aerospazio