A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

Inquinamento: motorini e scooter i principali responsabili

foto_smog_400_01La maggior parte dell’inquinamento atmosferico che pervade le nostre città non deriva dai gas di scarico delle auto ma dalle emissioni prodotte dai piccoli scooter e ciclomotori a due tempi.  A stabilirlo è una recente ricerca pubblicata sulla rivista Nature Communications, a cui ha preso parte il ricercatore italiano Roberto Chirico dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA).

L’inquinamento urbano da particolato prodotto dai veicoli a motore è composto principalmente da aerosol organico primario, particelle immesse direttamente in atmosfera dai gas di scarico dei veicoli, ma anche da particolato organico secondario, che si ottiene dalla ossidazione in atmosfera di precursori gassosi quali i composti organici volatili (COV): una classe di inquinanti molto ampia, che include gli idrocarburi, responsabile di numerosi effetti nocivi per la salute.

Nello studio attuale, i ricercatori hanno dimostrato che i ciclomotori possono contribuire anche per il 60-96% del aerosol organico primario urbano. Alcuni esperimenti, inoltre, suggeriscono che l’aerosol organico secondario prodotto dalle emissioni da ciclomotori può contribuire per 85-98% del particolato veicolare totale, in quanto i livelli di emissione di COV da ciclomotori, responsabili dell’aerosol organico secondario, risultano fino a 124 volte più alti rispetto alle auto comuni. Un risultato che colloca i piccoli ciclomotori a due tempi nella categoria dei “super-inquinanti” in quanto in molte città sarebbero i maggiori responsabili del particolato veicolare e di aerosol organico secondario e di idrocarburi tossici.

“Ciò è dovuto in larga parte al tipo combustione dei ciclomotori a due tempi, che è ben diverso da quello delle auto” spiega a ResearchItaly Roberto Chirico, ricercatore presso il Centro ENEA di Frascati. Gran parte degli scooter e dei ciclomotori di piccola cilindrata, infatti, utilizza una miscela di benzina e olio che contribuisce notevolmente a innalzare i livelli delle emissioni primarie, soprattutto a causa dell’olio incombusto. “Questo problema è ancor più accentuato nelle grandi metropoli asiatiche, per via della concentrazione molto elevata dei ciclomotori di vecchia generazione” spiega Chirico.

Secondo la Commissione Europea, nel 2020 le emissioni dei composti organici volatili dei ciclomotori a due tempi supereranno quelle del totale di tutti gli altri veicoli a quattro tempi. Una previsione che potrebbe portare a restrizioni nella circolazione di questo tipo di ciclomotori, a vantaggio dei veicoli a due o quattro ruote che possiedono un motore a quattro tempi, come alcuni scooter moderni che possiedono questa tipologia di motore.

Data pubblicazione 30/05/2014