A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

Dall’Università di Trento la scoperta di come il micro-RNA aiuta i neuroni

Dall’Università di Trento la scoperta di come il micro-RNA aiuta i neuroni

Un team di ricerca coordinato da Marie-Laure Baudet del Centro di Biologia Integrata (CIBIO) dell’Università di Trento ha identificato uno dei processi fondamentali nella formazione delle connessioni neuronali.

Lo studio, pubblicato su Cell Reports, descrive il lavoro del micro-RNA, piccole molecole di acido ribonucleico, implicate nella regolazione di numerosi processi fisiologici sia nelle piante che negli animali, nell’aiutare gli assoni, responsabili della gestione di impulsi centrifughi rispetto al corpo cellulare, nell’interpretazione dei messaggi che permettono ai neuroni di unirsi e connettersi alle cellule-bersaglio durante la formazione del sistema nervoso, evento di fondamentale importanza nel processo di sviluppo cerebrale.

Lo studio dimostra il ruolo fondamentale del micro-RNA nel riconoscere il giusto percorso codificato dalle molecole-segnale, anche note come “chemiotattiche”, che guidano gli assoni con estrema precisione verso la loro destinazione finale. La verifica è stata effettuata rimuovendo sperimentalmente uno specifico micro-RNA da un assone: questo ha perso la capacità di interpretare i segnali che riceve dall’ambiente, e non raggiungendo il proprio bersaglio, stabilisce connessioni neurali aberranti.

Il verificarsi di errori durante la realizzazione di questi collegamenti può possono avere conseguenze devastanti ed essere causa di gravi patologie cognitivo-comportamentali.

Decifrare i meccanismi molecolari che portano alla corretta formazione delle reti neurali stabilite grazie al lavoro del micro-RNA è un passo importante per raggiungere la piena comprensione delle disfunzioni che possono verificarsi durante la creazione della fitta rete di circuiti nervosi alla base di ogni attività cerebrale, da cui dipendono processi fisiologici basali come la percezione sensoriale, e funzioni cognitive più complesse, come l’attività decisionale, che potrebbero portare alla individuazione di nuove strategie terapeutiche.

Questi importanti risultati sono il frutto di una ricerca durata 5 anni in collaborazione con l’Università di Cambridge, dove Marie-Laure Baudet ha lavorato fino al 2012, fino  quando si è trasferita in Italia ricreando il suo laboratorio presso il CIBIO di Trento, grazie al Programma Career Development Award della Fondazione Armenise-Harvard.

Data pubblicazione 17/03/2017
Fonte Università di Trento
Tag Scienze della vita
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