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Da Torino e Berkeley un nuovo materiale per aggregare il monossido di carbonio

Da Torino e Berkeley un nuovo materiale per aggregare il monossido di carbonio

Il Dipartimento di Chimica dell’Università di Torino, in collaborazione con l’Università di Berkeley, sta sviluppando un nuovo materiale in grado di aggregare il monossido di carbonio (CO) e rilasciarlo quando necessario con la massima sicurezza.

Questo gas, infatti, pur essendo di estrema tossicità, è molto utilizzato in numerosi processi industriali. La sua pericolosità per l’essere umano nasce dalla sua affinità con il ferro contenuto nell’emoglobina, con cui il monossido di carbonio è in grado di legarsi al posto dell’ossigeno, portando l’uomo alla morte per anossia in breve tempo.

Nello studio, pubblicato sulla rivista Nature, viene rappresentato un nuovo materiale, una struttura metallo organica (MOF), costituita da un materiale cristallino formato da un sito metallico connesso a un legante organico rigido che forma una struttura tridimensionale porosa. È stato scelto il ferro come sito metallico a causa dell’elevata affinità tra il monossido di carbonio e il ferro dell’emoglobina osservata in natura.

Il materiale studiato dai ricercatori italiani e americani è unico in quanto riesce ad immagazzinare specificamente la molecola di questo gas, evitando la cattura di altre molecole eventualmente presenti. Inoltre, può essere riutilizzato per la cattura del CO praticamente all’infinito e con un bassissimo dispendio di energia. Infatti, il monossido di carbonio, una volta adsorbito, può essere rilasciato molto facilmente innalzando la temperatura solamente fino a 60°C.

Data pubblicazione 09/11/2017
Fonte UNITO
Tag Energia , Tecnologie per gli Ambienti di Vita