A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

Viaggio al CERN con Giovanni Passaleva: 4/4. L’Italia della fisica

Viaggio al CERN con Giovanni Passaleva: 4/4. L’Italia della fisica

Siamo giunti alla quarta e ultima parte del nostro dialogo con Giovanni Passaleva, il fisico italiano alla guida dell’esperimento LHCb presso il CERN di Ginevra. Nella terza parte dello speciale Viaggio al CERN con Giovanni Passaleva, lo scienziato ci ha raccontato il dietro le quinte del complesso sistema tecnologico da cui muove la ricerca in fisica condotta presso LHC. Ma qual è il ruolo dell’Italia al CERN e quali sono le ricadute sul nostro sistema scientifico e industriale della partecipazione a una collaborazione scientifica così rilevante? 

Dott. Passaleva parliamo del contributo che la scienza italiana sta dando a questa importante collaborazione scientifica…

Le grandi collaborazioni vivono proprio dei contributi dei vari partecipanti, che mettono a fattore comune la loro scuola, la loro specificità, le proprie capacità tecnologiche scientifiche. L’Italia al CERN, e in generale nella fisica della particelle, è leader, con buona pace di nazioni che investono anche di più. Noi abbiamo una scuola in questo campo che non è seconda a nessuno. Di questo va dato atto alla nostra università, che prepara sicuramente al livello top. 

La nostra prima risorsa sono dunque i talenti? 

Da 25 anni lavoro all’interno di collaborazioni internazionali e non ho problemi a dire che i nostri studenti e ricercatori giovani hanno un livello di preparazione culturale e scientifica non confrontabile con quello di colleghi che vengono dall’estero. Poi certo, ci sono ragazzi bravissimi che arrivano da tutte le parti del mondo. Però, soprattutto tra i giovani, la qualità degli italiani è inarrivabile, a mio avviso. 

Abbiamo parlato del contributo italiano al CERN. Qual è invece il ritorno per il nostro Paese della partecipazione a questa importante collaborazione? 

C’è sicuramente un ritorno dal punto di vista economico, per quanto il nostro sistema industriale non sia così ricettivo verso l’alta tecnologia. Ultimamente però le cose sono cambiate. Per fare un esempio, nell’LHC attuale ci sono migliaia di chilometri di cavi superconduttori (gli stessi che vengono usati nelle macchine per la risonanza magnetica presenti in moltissimi ospedali) che sono stati costruiti in Italia. Li ha realizzati, in provincia di Lucca, un’azienda produttrice di cavi superconduttori. E ancora, una grande quantità di magneti dell’acceleratore, che servono per mantenere sull’orbita circolare i protoni, sono stati costruiti dall’Ansaldo. 

Questi sono gli esempi più eclatanti. Ci sono poi tutta una serie di applicazioni e ricadute secondarie delle tecnologie degli acceleratori che hanno proprio una specificità italiana. Io vengo da Firenze, dove per esempio le tecniche degli acceleratori sono applicate allo studio dei beni culturali. 

Come vengono promosse queste opportunità scientifico-tecnologiche?

Al CERN c’è un buon livello di organizzazione da parte italiana, che riunisce diversi soggetti e cerca di tenere salda proprio la connessione con le industrie. Nel caso, per esempio, di grandi gare d’appalto per la realizzazione di infrastrutture scientifiche, ci sono dei soggetti che fanno in modo che le aziende italiane siano informate, partecipino all’appalto. Poi ci sono altri attori impegnati in una serie di iniziative, come l’Ambasciata italiana che organizza annualmente Italy at CERN, una sorta di esposizione dell’industria italiana al CERN. 

Insomma, esiste tutta una rete di contatti volta a far sì che l’industria italiana di alta tecnologia, che spesso è poco conosciuta al grande pubblico ma realizza prodotti di altissimo livello, abbia un ruolo importante per lo sviluppo delle attività scientifiche. 

Data pubblicazione 26/09/2017
Tag Scienze fisiche e ingegneria