A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

Un “anello” per la pace in Medio Oriente. Intervista a Giorgio Paolucci

Un “anello” per la pace in Medio Oriente. Intervista a Giorgio Paolucci

Giorgio Paolucci è direttore scientifico di SESAME-Synchrotron-light for Experimental Science and Applications in the Middle East, il grande centro di eccellenza per le ricerche multidisciplinari con sede in Giordania, conosciuto come il CERN del Medio Oriente. Questa infrastruttura internazionale a luce di sincrotrone di terza generazione rappresenta un brillante esempio di science diplomacy, ossia di collaborazione scientifica e tecnologica orientata a favorire il dialogo e la pace tra Paesi del Medio Oriente. L’infrastruttura opera sotto l’egida dell’UNESCO e coinvolge otto Paesi: Giordania, Cipro, Turchia, Egitto, Israele, Iran, Autorità Nazionale Palestinese e Pakistan.

Professore, nel 2017 l’infrastruttura SESAME ha aperto le sue porte ai ricercatori. Cosa ha significato quel momento?

L’inaugurazione di SESAME nel maggio 2017 ha significato l’avverarsi di un sogno che molti consideravano irrealizzabile. Un sogno iniziato a cavallo degli anni ‘80 da un gruppo di scienziati internazionali tra cui il fisico italiano Sergio Fubini, che pensarono di promuovere la ricerca scientifica e la pace in Medio Oriente attraverso la creazione di un centro scientifico di eccellenza internazionale. L’idea iniziale era quella di realizzare un acceleratore di particelle in stile CERN di Ginevra, poi si decise di mettere a punto un’infrastruttura a luce di sincrotrone di terza generazione per lo studio dei materiali. In questo modo, infatti, avremmo accolto e favorito il dialogo non solo tra fisici, ma anche tra ricercatori provenienti da diverse discipline, come chimica, biologia, archeologia e conservazione dei beni culturali. Il nostro modello organizzativo è comunque ispirato interamente a quello del CERN.

In cosa consiste questa infrastruttura scientifica?

SESAME è un’infrastruttura a luce di sincrotrone di terza generazione, che possiamo considerare come una potente “lampadina” in grado di illuminare tutti i dettagli della materia, a partire dal singolo atomo. Nell’infrastruttura, gli elettroni vengono accelerati a velocità prossime a quelle della luce all’interno di un anello circolare di 130 metri di circonferenza e la loro accelerazione produce potenti sorgenti di luce in uno spettro che va dall’infrarosso ai raggi X. La luce di sincrotrone ha caratteristiche uniche e permette ai ricercatori di portare avanti studi in qualsiasi settore scientifico. Ad esempio un team di ricercatori pakistani ha da poco sfruttato la nostra infrastruttura per portare avanti studi sui materiali, mentre un gruppo di ricercatori di Cipro sta conducendo analisi su reperti umani di popolazioni vissute nell’area mediterranea.

Che ruolo ha avuto l’Italia nella realizzazione di SESAME?

Oltre a essere uno dei Paesi osservatori del progetto, l’Italia ha avuto un ruolo centrale nella realizzazione di questa infrastruttura fin dagli esordi. Il nostro Paese ha stanziato, attraverso il MIUR-Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, un finanziamento ad hoc dedicato al progetto SESAME, che ha portato alla realizzazione delle quattro cavità a radiofrequenza, essenziali per il funzionamento dell’acceleratore, e dell’innovativo rivelatore di raggi X che sarà installato a breve. Entrambe queste tecnologie sono state sviluppate grazie alla collaborazione tra Elettra Sincrotrone di Trieste e INFN-Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Inoltre l’Italia sta contribuendo alla realizzazione della foresteria per dare ospitalità ai ricercatori, che è un’infrastruttura essenziale dato che SESAME sorge in aperta campagna. In totale il MIUR ha contribuito al progetto con un finanziamento di circa 3,5 milioni di euro fino a oggi.

Quali obiettivi si propone SESAME?

Promuovendo ricerche d’avanguardia in molti settori scientifici, vogliamo offrire agli scienziati della regione mediorientale un’opportunità di crescita e sviluppo, sia sul piano scientifico che su quello economico. Un importante obiettivo del progetto è quello di invertire la cosiddetta fuga dei cervelli, che in queste aree del mondo è particolarmente pronunciata. Ma le ricerche condotte nella nostra infrastruttura intendono anche favorire il dialogo interculturale e la collaborazione pacifica tra ricercatori dei diversi Paesi del Medio Oriente: utilizzando l’arma della scienza intendiamo abbattere molte barriere politiche e culturali.

Il dialogo e lo scambio di competenze avviene anche con i ricercatori europei attraverso il progetto OPEN SESAME. In cosa consiste?

OPEN SESAME è un progetto finanziato dalla Commissione Europea attraverso Horizon 2020, con cui stiamo portando avanti programmi di formazione e di libero scambio tra i ricercatori europei e mediorientali. Tra i partner del progetto ci sono anche l’INFN ed Elettra Sincrotrone di Trieste e il programma prevede interessanti iniziative che coinvolgono anche ricercatori italiani, come ad esempio una scuola di formazione sull’uso della luce infrarossa nell’ambito delle scienze della vita, che sarà tenuta ad Amman da ricercatori dei Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN, e una scuola sull’uso del sincrotrone nella scienza dei materiali, tenuta sempre ad Amman da Elettra Sincrotrone di Trieste. In generale l’Unione Europea ha contribuito moltissimo al progetto: proprio grazie un finanziamento europeo sulle energie rinnovabili abbiamo in programma la costruzione di una centrale a energia solare di 6 Megawatt, che renderà SESAME il primo laboratorio a luce di sincrotrone al mondo a funzionare interamente con energia da fonti rinnovabili.

Data pubblicazione 05/11/2018
Tag Cultural Heritage , Scienze della vita , Scienze fisiche e ingegneria