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Sulle orme di E.E.Just alla Stazione Zoologica di Napoli: celebrazione di un’amicizia

Sulle orme di E.E.Just alla Stazione Zoologica di Napoli: celebrazione di un’amicizia

W. Malcolm Byrnes, professore associato presso il dipartimento di biochimica e biologia molecolare della Howard University College of Medicine.

Scrivo questo articolo mentre sorvolo l’oceano Atlantico diretto a Washington di ritorno da Roma. Due giorni fa ero a Napoli, per una presentazione al simposio che si è svolto alla Stazione Zoologica Anton Dohrn, sede di laboratori di biologia marina di fama internazionale. Sono stato invitato dalla Dott.ssa Luigia Santella, una biologa dello sviluppo che studia i cambiamenti strutturali che avvengono nelle uova di stelle di mare del genere Astropecten durante la fecondazione.

Ma Luigia Santella non è uno scienziato come tanti e questo non è stato un simposio come tanti.

eejuststamp270Di recente, infatti, la Dott.ssa ha mostrato interesse per lo scienziato afro-americano Ernest Everett Just, un pioniere nel campo dell’embriologia, che visitò per la prima volta Napoli all’età di 45 anni e regolarmente la Stazione a partire dal 1929. E il simposio, intitolato “the dynamically active egg: the legacy of Ernest Everett Just”, era focalizzato su Just e il suo lavoro, celebrando anche l’amicizia che fiorì tra lo scienziato americano e le persone del posto che divenne per lui una “casa lontano da casa”, un rifugio dalle avversità legate all’essere nero all’inizio del XX secolo in America.

In questo articolo tenterò di dare al lettore un quadro della vita di Just; discuterò di ciò che si sa della sua esperienza alla Stazione Zoologica a Napoli; descriverò la mia recente visita lì e analizzerò alcune impressioni che ho avuto seguendo le sue orme.

La vita di Just

E.E. Just fu un membro della facoltà di Horward dal 1907 fino alla sua morte, avvenuta nel 1941. Nacque a Charleston, Carolina del Sud, nel 1883, ricevette la laurea al college di Dartmouth e il PhD in Zoologia dall’università di Chicago. Dal 1911 al 1929, mentre era professore a Howard, Just trascorse le sue estati facendo ricerca al Marine Biological Laboratory (MBL) a Woods Hole, dove studiò la fecondazione e le prime fasi dello sviluppo negli invertebrati marini. Il suo mentore fu l’embriologo Frank R. Lillie, che fu sia direttore del MBL che capo del dipartimento di Zoologia dell’Università di Chicago. A Woods Hole, Just passò da apprendista studente a scienziato riconosciuto a livello internazionale. Pochi potevano uguagliare la sua abilità nel riuscire a far sviluppare le uova fecondate. La sua conoscenza della storia naturale degli animali che studiava fu leggendaria. Egli pubblicò il suo lavoro su autorevoli giornali scientifici e i suoi articoli furono citati frequentemente, soprattutto dagli europei.

Just alla Stazione Zoologica a Napoli

Fu per allargare ulteriormente i suoi orizzonti scientifici che nel 1929 Just fece la sua prima visita alla Stazione a Napoli. Lì lavorò al tavolo di ricerca riservato agli americani. Incontrò scienziati di tutto il mondo, ognuno dei quali aveva il suo tavolo di lavoro.

Fu ospitato da Reinhard Dohrn, figlio dell’energico e influente fondatore Anton Dohrn. L’accoglienza di Reinhard Dohrn rappresentò per Just tutto quello che c’era di buono dell’Europa e i due divennero presto molto amici. Ma Just era benvoluto da molti. L’americano che occasionalmente poteva trattarlo con disprezzo appariva fuori luogo e probabilmente gli serviva a ricordargli come le cose fossero differenti a casa, in America. Sembra che Just fosse particolarmente famoso tra le donne scienziate che lo soprannominarono il loro “Apollo nero” che è poi l’origine del titolo della biografia di Manning “Black Apollo of Science”. La sua ricerca andò estremamente bene: fu in grado di dimostrare che due differenti tipi di vermi marini che si pensava costituissero un’unica specie rappresentavano di fatto specie differenti, così come aveva intuito. Just fu anche capace di estendere ad altre specie la sua indagine sulla teoria della fecondazione che lui e Lillie avevano sviluppato, conosciuta come teoria della fertilizina. Fu restio a lasciare Napoli ed estese la sua permanenza per altri due mesi, ritornando in America giusto in tempo per assolvere ai suoi compiti di insegnamento all’università.

fig_43_400Just fece molti viaggi in Europa (forse 10 in tutto), dopo il primo a Napoli. Si recò a Berlino-Dahlem, a Parigi e alla piccola stazione marina di Roscoff, un villaggio di pescatori sulla costa bretone della Francia. Lì Just fu ben accolto, e a volte anche trattato come una celebrità. La qualità e l'importanza del suo lavoro furono molto apprezzate. Ma Napoli fu il suo primo amore. Vi ritornò spesso, soprattutto quando la situazione politica cominciò a essere più tesa con l'ascesa del nazismo in Germania. Avrebbe fatto visita a Reinhard Dohrn alla Stazione e trascorso momenti di relax con la famiglia Dohrn nella loro casa di vacanza sull'isola di Ischia nel golfo di Napoli.  Just visitò anche Capri.

La mia visita alla Stazione Zoologica a Napoli

A proposito del mio viaggio a Napoli per parlare di Just, mi sono chiesto: che cosa ha Napoli per essere stata così speciale per lui? Non c’è voluto molto tempo per dare una parziale risposta a questa domanda data la grande ospitalità che la Dott.ssa Santella ha mostrato a me e agli altri due ospiti - il biografo di Just, Ken Manning, e, Stuart Newman, un biologo cellulare e dello sviluppo del New York Medical College di Valhalla.

Se Just ricevette qualcosa simile all'ospitalità che io e i miei colleghi abbiamo ricevuto a Napoli, bè, questo sarebbe stato sufficiente a conquistare il suo cuore. Ma credo che, nel caso di Just, qualcosa di più accadde. Sono convinto che quello che avvenne a Napoli fu in realtà “trasformativo” nel senso che Just fu irrevocabilmente cambiato dall'esperienza. Ci sono prove che Just portò “l’esperienza di Napoli" dentro di sè per il resto della sua vita. Come una febbre malarica ricorrente, il desiderio di tornare a Napoli periodicamente emergeva in lui. Eppure, al di là di questo desiderio, che si è verificato a livello emotivo, ci fu un impatto ancora più profondo. L'esperienza gli diceva che egli valeva qualcosa e che le sue idee sulla biologia erano di gran valore. Forte del consenso che ricevette, fu incoraggiato ad andare avanti e a proseguire pienamente con le sue idee.

Dopo Napoli e il suo successivo viaggio in Germania nel 1930, durante il quale ricevette un'ulteriore conferma dell'importanza del suo lavoro, Just divenne molto più fiducioso. I suoi discorsi e le sue pubblicazioni assunsero un tenore filosofico. Iniziò a sfidare alcuni dei giganti della biologia, tra cui Thomas Hunt Morgan, il futuro premio Nobel, e Jacques Loeb, un importante fisiologo. Allo stesso tempo, cominciò a provare un senso di disillusione verso l'America e la biologia americana. Fu attratto dall'Europa e dalle idee europee. Sentendosi rifiutati, i suoi colleghi americani, a loro volta, con forza lo respinsero, trattandolo come un "estraneo" e si rifiutarono di citare il suo lavoro. Nel 1938, Just cercò di dare un taglio definitivo con l'America. Insieme alla sua nuova seconda moglie, Edvige Schnetzler, una cittadina tedesca, si trasferì alla stazione biologica di Roscoff. L'intenzione era di rimanere in Francia a tempo indeterminato, ma con l'invasione nazista furono costretti a lasciare il paese. Si recarono negli Stati Uniti, lei all’East Orange, New Jersey, dove aveva la famiglia, e lui a Washington, dove l’attendeva l'insegnamento a Howard. Ma alla fine di ottobre del 1941, Just morì di cancro al pancreas. Aveva 58 anni.

Alcune delle mie impressioni che nascono da questo viaggio

Ora che sono seduto al mio posto in aereo, mi chiedo: quali intuizioni ho avuto da questo viaggio? Ne vedo parecchie.

In primo luogo, credo che le esperienze di Just a Napoli fossero molto umane. Erano quelle su cui tutti siamo d’accordo, raccontano una storia di amore e di accettazione e quanto questo possa fare far bene all’animo umano. Dopo Napoli, Just fu una persona diversa. Aveva assaporato la libertà, e non voleva lasciarla andare. Trovo la sua reazione perfettamente comprensibile.

In secondo luogo, mi chiedo come sarebbero state diverse le cose per Just, se non avesse avuto l'esperienza di Napoli. La mia ipotesi è che egli avrebbe senz’altro continuato a fare un ottimo lavoro a Woods Hole, ma che il suo lavoro non avrebbe avuto l'ampiezza di visione, che così distintamente ha segnato i suoi contributi successivi. Se questo fosse accaduto, se la visione fosse stata assente, allora tutta la biologia sarebbe stata impoverita. Le idee coraggiose che Just propose, come la sua "teoria della restrizione genetica" che ha sfidato la teoria del gene di Morgan, sarebbero rimaste per sempre inespresse o, peggio, non sviluppate completamente.

In terzo luogo e allo stesso modo, se Just non avesse fatto il viaggio a Napoli, egli non avrebbe potuto essere il modello che ora è per qualsiasi scienziato che cerca di sfidare i modi del pensare comune. E.E. Just è conosciuto come una persona che ha perseverato nonostante gli insormontabili ostacoli e che fiduciosamente ha parlato a cuore aperto delle sue idee, basate sui suoi risultati sperimentali, che riteneva fossero vere. Fortunatamente per noi, egli è diventato il portavoce coraggioso e articolato che ora gli riconosciamo di essere stato. Dobbiamo ringraziare Napoli e la Stazione per tutto questo.

Data pubblicazione 01/07/2013
Organizzazioni SZN