A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

Speciale Antartide: la ricerca italiana ai confini del mondo. Intervista ad Antonio Meloni

Speciale Antartide: la ricerca italiana ai confini del mondo. Intervista ad Antonio Meloni

Antonio Meloni è Presidente della Commissione Scientifica Nazionale per l'Antartide-CSNA, che ha il compito di indirizzare strategicamente le ricerche italiane nel continente antartico e assicurare la valutazione scientifica delle proposte che la comunità nazionale inoltra al Programma Nazionale di Ricerche in Antartide-PNRA, finanziato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Dal 1985 a oggi, il PNRA ha consentito a oltre 3 mila scienziati e specialisti italiani di portare avanti ricerche all’avanguardia ai confini del mondo, con importanti passi avanti in numerosi settori scientifici.

Professor Meloni, era il 1985 quando l’Italia effettuò la sua prima spedizione scientifica nel continente antartico. Come nacque l’idea di fare ricerca al Polo Sud?

L’idea nacque da una scelta politica importante fatta dal Governo italiano nel 1981, con l’adesione al Trattato Antartico che disciplina la libertà di ricerca scientifica per scopi pacifici in questo grande continente, interdicendo ogni attività di carattere militare e congelando qualsiasi pretesa di sovranità da parte delle Nazioni aderenti. Il Trattato prevedeva che, per portare avanti le ricerche scientifiche in Antartide, le Nazioni dovessero dotarsi di un programma apposito. Fu così che nacque il PNRA, il  Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, che ancora oggi indirizza le scelte strategiche della ricerca italiana. Il prossimo ottobre partirà la 34a spedizione italiana in Antartide e, oltre a proseguire le ricerche pluriennali in atto, nuove ricerche saranno selezionate nell’ambito del bando PNRA 2018, che vede per un biennio lo stanziamento di 7,1 milioni di euro da parte del MIUR.

Quali sono alcuni successi messi a segno dalla ricerca italiana in oltre 30 anni di spedizioni scientifiche?

Innanzitutto abbiamo realizzato due importanti stazioni scientifiche, la Stazione Mario Zucchelli situata sul Mare di Ross e la Stazione Concordia che si trova all’interno del continente antartico. La prima - che deve il suo nome al compianto ingegnere italiano Mario Zucchelli che per anni si batté per la sua realizzazione - può ospitare in media 80 tecnici e ricercatori nel corso dell’estate australe (ottobre-febbraio). Qui si conducono principalmente ricerche sulle scienze della vita, come ad esempio studi su pinguini, foche o altri animali marini, per comprendere il loro adattamento all’ambiente in relazione ai cambiamenti climatici globali. Tra le diverse attività si svolgono ricerche sull’evoluzione geologica dell’Antartide; si raccolgono dati da una rete di strumentazioni fisiche e si conducono analisi chimiche per lo studio dell’atmosfera antartica; si studia il campo magnetico terrestre e da qui partono le missioni alla ricerca delle meteoriti antartiche. La Stazione Concordia, gestita assieme alla Francia, è invece situata a circa 1200 Km dal mare, a una quota di oltre 3 mila metri. Questa, a differenza della Stazione Mario Zucchelli, rimane operativa per tutto l’anno. L’estate può ospitare fino a circa 50 persone, mentre circa una dozzina di persone tra tecnici, ricercatori e un medico si trovano ad affrontare il duro inverno antartico, in una condizione di buio assoluto per circa 3-4 mesi e temperature che raggiungono i -80°C.

Quali sono le ricerche portate avanti in questo posto estremo, la Stazione Concordia?

Concordia è la stazione ideale per portare avanti ricerche sulla fisica e la chimica dell’atmosfera ma anche sull’astrofisica, poiché l’aria tersa e quasi del tutto priva di umidità rende questo posto ottimale per compiere osservazioni accurate dell’Universo. L’enorme coltre di ghiaccio che copre l’intero continente antartico permette inoltre di effettuare dei carotaggi per conoscere a fondo il clima del nostro passato. Il più grande studio di glaciologia mai compiuto in Antartide è stato effettuato proprio nei pressi della Stazione Concordia con EPICA-European Project for Ice Coring in Antarctica, un progetto europeo a partecipazione italiana che ha permesso di ricostruire la composizione dell’atmosfera e le temperature fino a 800 mila anni fa. Adesso è in fase di studio un progetto di carotaggio che potrebbe permettere di spingerci ancora indietro nel tempo, fino a oltre un milione di anni fa, sempre con una perforazione nei pressi della Stazione Concordia.

Un successo per le attività antartiche è stata anche l’instaurazione dell’area marina protetta più grande al mondo sul mare di Ross.

Nel 2016 la Commissione per la protezione delle risorse marine viventi in Antartide (CCAMLR), formata da 24 nazioni, ha raggiunto un'intesa per l'istituzione di questa immensa riserva marina al termine di 5 anni di negoziazioni, che hanno visto l’Italia in primissima linea anche per via delle nostre esperienze di ricerca su questo mare, su cui affaccia la Stazione Mario Zucchelli. Come risultato, le acque del Mare di Ross, un tempo minacciate dalle pesca commerciale specialmente ai danni del krill (piccoli crostacei di cui si nutrono anche le balene), oggi sono protette da qualsiasi attività di pesca intensiva e costituiscono un importante laboratorio a cielo aperto per scopi di ricerca.

Quali sono alcune azioni future del Programma italiano in Antartide?

La programmazione strategica per il triennio 2017-2019 prevede attività di ricerca su alcune tematiche fondamentali. Il programma prevede la realizzazione di spedizioni scientifiche in Antartide, con attività da svolgere presso stazioni scientifiche antartiche italiane e straniere e nell’ambito di campagne oceanografiche di tipo fisico-chimico, biologico-ecologico e geologico-geofisico nell’Oceano Meridionale. Questo grande continente opera infatti come sentinella dei cambiamenti ambientali in atto ed è un eccezionale archivio della storia passata del clima terrestre, utile per comprendere l’evoluzione dell’ambiente e della vita sulla Terra. Saranno anche condotte ricerche sull’atmosfera e l’Universo, attraverso osservazioni astronomiche. Sul piano logistico, invece, è in fase di realizzazione un’aviosuperficie permanente per l’atterraggio aereo nei pressi della Stazione Mario Zucchelli. Ancora oggi, infatti, gli aerei noleggiati dal PNRA provenienti dalla Nuova Zelanda atterrano su ghiaccio marino e gli atterraggi sono per questo possibili soltanto per brevissimi periodi dell’anno. È ancora invece incerto il futuro del supporto per il cargo navale e le campagne oceanografiche, attività fondamentali per le nazioni che operano in Antartide e per le quali il programma non è ancora attrezzato con una propria nave con caratteristiche idonee.

Data pubblicazione 14/06/2018
Tag Scienze della vita , Scienze fisiche e ingegneria