A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

Restauro ambientale: la sfida europea parte da Bagnoli. Intervista a Roberto Danovaro – 2a parte

Restauro ambientale: la sfida europea parte da Bagnoli. Intervista a Roberto Danovaro – 2a parte

Il restauro degli habitat marini danneggiati è una componente importante della Blue Growth, la strategia europea di crescita e sviluppo che presenta enormi potenzialità in termini di creazione di ricchezza e posti di lavoro. Con le sue ricerche, la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli è impegnata nel più grande esempio europeo di recupero e restauro di un ambiente marino nell’area di Bagnoli, nei pressi di Napoli, con il coinvolgimento di istituzioni ed enti di ricerca italiani ed europei. Dopo averci guidato alla scoperta della prima industria europea del mare, Roberto Danovaro, Presidente della Stazione Zoologica Anton Dohrn, ci mostra il progetto innovativo di restauro di quest’area che potrebbe rappresentare un modello da imitare a livello internazionale.

La Commissione Europea stima che soltanto il 5% delle attività economiche europee derivino dal mare. Non si potrebbe fare di più soprattutto in Italia?

Secondo un recente rapporto del WWF sull’economia del Mediterraneo, l’Italia si attesta anche al di sotto di questa percentuale, malgrado i suoi oltre 8 mila chilometri di coste. Le potenzialità di sviluppo nel nostro Mediterraneo sono di circa 500-600 miliardi di euro all’anno prodotti dall’economia blu: i mari italiani sono oltre il 15% del Mediterraneo, per cui, il 5-10% del PIL italiano potrebbe derivare dal mare e dalle attività costiere, mentre oggi queste attività fruttano poco più del 2% del PIL. Quindi le potenzialità di miglioramento ci sono e sono molto consistenti, tuttavia la vera sfida non è quella di “spremere” i nostri mari, ma di sfruttarne le potenzialità in modo sostenibile, preservando l’ambiente marino e facendo le scelte migliori.

Per troppo tempo abbiamo “spremuto” i nostri mari con scelte sbagliate sul piano edilizio e industriale. Come si può rimediare a questi errori?

La sfida è quella di bonificare e restaurare interamente le aree marine devastate e restituire loro l’aspetto di un tempo. È quello che stiamo facendo con ABBACO, il progetto pilota finalizzato al restauro ambientale e balneabilità dell’area di Bagnoli-Coroglio, nato da un’iniziativa del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e coordinato dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn, che rappresenta la volontà di riscatto della Campania e dell’Italia rispetto ai danni ambientali del passato. Questa sfida sta mettendo insieme le migliori competenze a livello campano e nazionale, tra cui le Università Federico II, Parthenope e della Campania, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, ENEA, Ispra, INGV, Istituto Superiore di Sanità e Invitalia. Dopo una prima fase di valutazione dello stato di inquinamento e di rimozione dei sedimenti inquinanti, verrà avviata la fase più innovativa dei lavori, che ha l’obiettivo di restituire al mare di Bagnoli la completa balneabilità e l’habitat di inizio ‘900, con tanto di alghe, spugne e coralli sui fondali. Questi saranno allevati nella Marine Farm & Factory, il progetto di fabbrica marina più grande d’Europa che sta nascendo nell’area di Bagnoli grazie al finanziamento del MIUR, in cui gli organismi marini saranno allevati per scopi di ricerca, educazione e per applicazioni industriali.

Oltre alla bonifica si procederà quindi con una sorta di ripopolamento e restauro dell’area marina?

L’area di Bagnoli diventerà il più importante caso di studi a livello europeo sul recupero e restauro ambientale degli ambienti marini. Il progetto ABBACO è stato infatti unito agli obiettivi di ricerca di MERCES, il primo progetto europeo dedicato al restauro degli habitat marini che coinvolge 16 Paesi europei sotto il coordinamento dell’Italia. L’esperienza di Bagnoli diventerà quindi un modello europeo che potrà essere adottato in altre aree contaminate d’Europa e d’Italia, contribuendo a superare la logica del passato secondo cui bonificare un’area significa solamente eliminare gli inquinanti. La nuova visione è quella di restituire all’ambiente marino anche la propria componente naturale, come alghe e microrganismi, che sono capaci di svolgere un’importante attività di rimozione degli agenti inquinanti in modo naturale.

Come il restauro di opere d’arte richiede competenze avanzate, anche il restauro degli ambiente marini ha bisogno di figure professionali specializzate?

Una delle prospettive professionali del futuro è proprio questa. Il restauratore degli ambienti marini sarà una figura molto richiesta, con competenze che vanno dall’ecologia alle tecniche di restauro. L’Italia ha le migliori competenze al mondo nel restauro dei beni culturali e la sfida sarà produrre professionalità specialistiche anche nel campo dei beni ambientali marini e terrestri. Presso la Stazione Zoologica Anton Dohrn abbiamo già raccolto questa sfida con la formazione di esperti che si occuperanno presto della ricostruzione e riqualificazione degli ambienti sommersi nell’area di Bagnoli e che in seguito potranno sfruttare le competenze acquisite in numerosi altri progetti italiani o internazionali.

Data pubblicazione 05/12/2017
Tag Blue growth , Cultural Heritage