A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

Progetto Microbioma italiano: la ricerca si fa “partecipata”

Progetto Microbioma italiano: la ricerca si fa “partecipata”

Fabio Piccini è uno dei co-fondatori del “Progetto Microbioma Italiano”, medico-chirurgo e ricercatore in scienza della nutrizione presso l’Università Politecnica delle Marche.

Dopo aver frequentato all’Università del Colorado un corso di perfezionamento realizzato da Rob Knight, fondatore dell’American Gut Project, formula l’idea di una ricerca italiana con zero fondi, un progetto cioè fondato su un modello di citizen science insieme ad un gruppo multidisciplinare di ricercatori delle università di Urbino ed Ancona.

Lo abbiamo intervistato per approfondire un tema di ricerca molto promettente.

Cos’è il Microbioma?

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La ricerca sul microbioma intestinale è iniziata solo recentemente (il primo sequenziamento completo di microbioma intestinale umano risale al 2005). Con il termine microbioma si intende la somma di tutti i microrganismi che vivono stabilmente in simbiosi con l’uomo e di tutti i loro geni. E lo scopo di questo tipo di progetti consiste nel cercare di stabilire quali vantaggi o svantaggi possano derivare all’uomo da questi geni di origine batterica. Per esempio, già si sa che l’assorbimento di calorie dalla dieta dipende in gran parte dal tipo di batteri che un individuo ospita nel proprio intestino e che pertanto i batteri possono essere correlati in maniera sia diretta che indiretta con l’obesità e con alcune malattie metaboliche.

La ricerca sul microbioma non ha ancora prodotto risultati che permettano di effettuare diagnosi precise, tuttavia i dati emersi fino ad ora, ci fanno credere che sia necessario e utile proseguire con questo tipo di indagini.

Come nasce la vostra ricerca sul microbioma e perché è importante una partecipazione pubblica?

La partecipazione dei cittadini alla ricerca in modo spontaneo permette vantaggi per tutti: il cittadino scopre delle informazioni sulla sua flora batterica, ordinando ad un laboratorio specializzato un sequenziamento del suo microbioma intestinale sulla base di un campionamento che esegue da solo. Una volta in laboratorio il campione viene introdotto in uno strumento che cerca i frammenti di geni batterici, in particolare il gene 16S rRNA che consente di identificare tutte le famiglie batteriche che si trovano nell’intestino di quell’individuo.

Tali famiglie cambiano da persona a persona e possono talora essere collegate a patologie di cui prima non si conosceva la causa. Oppure possono talora essere predittive di alcune complicanze metaboliche.

E’ chiaro che a tuttora il sequenziamento del microbioma intestinale non ha ancora valore diagnostico ma solo informativo, tuttavia contribuisce ad incrementare la base di conoscenze utili a sviluppare sistemi di predizione diagnostica per il futuro.

Il Progetto Microbioma Italiano si pone dunque l’obiettivo di effettuare delle valutazioni specifiche sulle popolazioni batteriche intestinali dei cittadini italiani che sono ovviamente differenti da quelle dei sequenziamenti che sono stati eseguiti sulla popolazione americana (su cui si basano i dati ottenuti dalle ricerche svolte fino ad oggi). Lo scopo finale consiste nel creare una banca dati del microbioma intestinale caratteristico della popolazione italiana.

I dati raccolti verranno elaborati con metodi bio-statistici allo scopo di permettere la creazione di modelli epidemiologici (che permettano ai ricercatori di capire le associazioni esistenti tra determinati enterotipi e determinate malattie). Il laboratorio che cura la parte tecnica è BMR Genomics, spin-off università di Padova.

Quali sono le prospettive di questa ricerca?

Il grande vantaggio potenziale di lavorare sul microbioma intestinale (che potremmo definire come una sorta di secondo genoma dell’uomo) è che, a differenza del genoma umano che è fisso e immutabile, questo può essere modificato già a partire da un cambiamento della dieta e dello stile di vita.

Nel corpo umano ci sono molti più batteri che cellule umane e molti più geni batterici che non geni umani, inoltre abbiamo sempre considerato i batteri come una cosa negativa, senza considerare la grande influenza simbiotica e positiva che essi hanno nei confronti del nostro organismo.

La ricerca sul microbioma apre inoltre le porte ad una potenziale rivoluzione alimentare.

Il futuro potrebbe portarci a scegliere l’alimentazione non solo sulla base della nostra genetica ma anche in base alle famiglie di batteri che vogliamo selezionare all’interno del nostro intestino fino a ottenere gli effetti metabolici desiderati.

Uno dei risvolti della ricerca è anche quella di comprendere l’influenza di farmaci, come gli antibiotici, sulla qualità della flora batterica e sulle conseguenze sulla salute collettiva, in particolare sui bambini, in quella prima fase della vita cioè nel corso della quale il microbioma intestinale si struttura.

Le indicazioni della ricerca sviluppate fino a questo punto permettono già di identificare alcune indicazioni importanti, ma gli sviluppi successivi sembrano ancora più promettenti. Ecco perché riteniamo che la ricerca sul microbioma umano sia destinata a cambiare il modo in cui ci approcciamo alla salute umana.

 

Data pubblicazione 16/04/2015