A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

La sfida verso la nuova fisica. Intervista a Fabiola Gianotti

La sfida verso la nuova fisica. Intervista a Fabiola Gianotti

Di che cosa è fatto l’Universo e come si è originato? Sono queste alcune domande fondamentali a cui cercano di rispondere i fisici del CERN, il centro di ricerca europeo per la fisica delle particelle nato nel 1954 sul confine franco-svizzero. Da allora, il CERN ha prodotto risultati scientifici di grande portata, tra cui la prima osservazione - nel 2012 - del bosone di Higgs: particella elementare diversa da tutte le altre, capace di “donare la massa”. Ad annunciare quel traguardo fu la scienziata italiana Fabiola Gianotti, allora coordinatore internazionale dell’esperimento ATLAS.Dal 1 gennaio 2016 Fabiola Gianotti sarà Direttore generale del CERN. L’abbiamo intervistata su nuovi obiettivi e prospettive per la ricerca in fisica delle particelle.

Professoressa Gianotti, partiamo da Large Hadron Collider (LHC), il potente acceleratore di particelle del CERN che ha consentito di “catturare” il bosone di Higgs. Dopo una pausa di circa 2 anni, durante la quale la macchina è stata potenziata, LHC è ripartito qualche mese fa per Run2, una nuova fase di attività a energie estremamente più elevate della precedente. A che cosa stanno dando oggi la caccia i fisici e quali nuovi scenari si prospettano per la comprensione dell’universo?

Da una parte continueremo a studiare il bosone di Higgs con una maggiore quantità di dati, perché questa particella, essendo stata scoperta in epoche relativamente recenti è la meno conosciuta delle particelle del Modello standard ed è una particella molto speciale, e quindi può essere una porta verso la nuova fisica. In parallelo continueremo ad affrontare le domande aperte in fisica fondamentale che ci accompagnano ormai da decenni, per esempio la natura della materia oscura, o l’asimmetria fra materia e antimateria nell’Universo – cioè perché c’è tanta materia e dove è finita l’antimateria – i problemi legati alle famiglie di quark e leptoni e tanti altri quesiti a cui vorremmo dare risposta e che richiedono fisica nuova, quindi fisica al di là del Modello standard.

Dal 1 gennaio prossimo lei sarà alla guida del CERN. In un discorso successivo alla sua nomina, avvenuta circa un anno fa, lei ha ricordato che il CERN, oltreché centro di eccellenza e luogo di ispirazione per i fisici di tutto il mondo è anche una culla di innovazione tecnologica. Quali ricadute ha un centro volto allo studio della fisica fondamentale sulla vita di tutti noi?

Vari aspetti di ricadute. Innanzitutto, per perseguire i nostri scopi di fisica - per esempio scoprire il bosone di Higgs, scoprire nuova fisica - abbiamo bisogno di sviluppare nuovi strumenti come l’acceleratore e i rilevatori (impiegati negli esperimenti, n.d.r) che sono di altissima tecnologia. Queste tecnologie vengono poi trasferite alla società. Innovazioni che il CERN ha trasferito alla società spaziano dal World Wide Web agli acceleratori che vengono utilizzati oggi in adroterapia, quindi per la cura dei tumori, alla strumentazione in campo medico e tante altre.
Poi direi che, più in generale, ogni volta che si fa un passo avanti nella conoscenza, anche nella conoscenza di base prima o poi queste conoscenze hanno un impatto sul progresso. Esempi celebri che amo citare sono la meccanica quantistica o la Relatività generale, di cui quest’anno ricorre il centesimo anniversario: sono delle teorie che sembrano essere molto astratte e lontane dalla vita di tutti i giorni, eppure senza meccanica quantistica non ci sarebbero i transistor, quindi la nostra vita sarebbe molto diversa, e senza Relatività i nostri strumenti Gps non funzionerebbero. Quindi ogni volta che si fa un passo avanti nella conoscenza, c’è sempre poi un progresso anche per l’umanità e per la vita di tutti i giorni.

Oltreché un successo individuale, la sua nomina è fonte d’orgoglio anche per il nostro paese, poiché mostra come il sistema di educazione e ricerca italiano riesca a produrre eccellenze riconosciute a livello mondale. In che cosa, secondo lei, invece, si può e si deve migliorare?

Il sistema di ricerca italiano ha delle ottime scuole di formazione anche a livello universitario, parlo in particolare del campo della fisica delle particelle, in cui i nostri giovani che escono dalle università non sono secondi a nessuno nel mondo, e anche degli enti di ricerca di primissimo piano, come l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e molti altri. Il problema numero uno, a mio avviso, è il futuro per i giovani, cioè il fatto che il precariato spinge i nostri giovani o ad abbandonare la ricerca o a emigrare all’estero. Bisogna assolutamente fermare questa emorragia e trattenere i nostri giovani, anzi attirare altri giovani e altre menti intelligenti dall’estero. Il problema numero due riguarda invece l’investimento nella ricerca, che in Italia è sotto la media europea. Quindi bisogna per lo meno allinearsi alla media europea.

Data pubblicazione 29/09/2015