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La donna cresciuta con lo spazio. Intervista ad Amalia Ercoli Finzi

La donna cresciuta con lo spazio. Intervista ad Amalia Ercoli Finzi

Madre di cinque figli, Amalia Ercoli Finzi è considerata uno dei maggiori esperti di ingegneria aerospaziale. E’ stata la prima donna a laurearsi in ingegneria aeronautica al Politecnico di Milano e ha collaborato in alcune delle più importanti missioni spaziali con l’Agenzia Spaziale Italiana ed Europea. Ha partecipato da protagonista alla missione spaziale Rosetta, coordinando la realizzazione del trapano che aveva il compito di perforare la cometa.

Prima donna italiana a laurearsi al Politecnico di Milano in ingegneria aeronautica. E’ così?

Esatto, la disciplina aerospaziale ancora non esisteva. Era l’anno accademico 1960-61 ed eravamo soltanto 5 ragazze iscritte su 650 maschi. Pensi che il primo anno ho ricevuto 27 richieste di matrimonio. A pochi mesi di distanza dalla mia laurea, Yuri Gagarin effettuò il primo volo umano nello spazio e quella fu un’esperienza che cambiò il volto della storia: da quel momento cominciò l’era spaziale e posso dire di essere cresciuta al suo fianco.

Quali successi spaziali la lasciano ancora oggi stupefatta, oltre al primo volo di Gagarin?

Di certo la realizzazione della Stazione Spaziale Internazionale: un capolavoro tecnologico orbitante a 400 Km di distanza dalla Terra e realizzato per oltre la metà in Italia. E poi ovviamente la missione Rosetta, che ha permesso all’ingegno umano di portare un mezzo artificiale su una cometa per la prima volta nella storia.

Oltre a Rosetta, ha partecipato anche alla realizzazione della Stazione Spaziale Internazionale. In che modo?

Mi sono occupata della stabilizzazione della grande trave della ISS. Nello spazio, data l’assenza di gravità, si tendono a utilizzare materiali molto leggeri per la costruzione, ma questi risultano poco rigidi. E’ così anche per la grande trave della ISS, la cui leggerezza la rende soggetta a vibrazioni che possono precludere il corretto funzionamento degli strumenti. Quindi mi sono occupata di realizzare dei sistemi di controllo per renderla più rigida.

Poi è arrivato il tempo delle esplorazioni delle comete e di Rosetta.

Prima fu la volta di Giotto, una missione straordinaria dell’Agenzia Spaziale Europea con cui riuscimmo a passare vicino alla cometa di Halley a una velocità di 245.000 Km/h. Poi arrivò Rosetta, con cui volevamo affiancare una cometa alla sua stessa velocità: un obiettivo difficilissimo e che abbiamo perseguito con successo dopo uno straordinario viaggio durato più 10 anni con 6,5 miliardi di chilometri percorsi.

Qual era il suo compito in Rosetta?

Avevo la responsabilità scientifica delle celle solari del lander Philae ma soprattutto ero Principal Investigator dello strumento SD2, ideato con il compito di trapanare, raccogliere e analizzare campioni del suolo cometario. Un lavoro non semplice dato che il trapano doveva lavorare in un ambiente sconosciuto, in condizioni di temperatura estreme e a oltre 10 anni di distanza dalla sua costruzione. Il nostro lavoro ha portato alla realizzazione dello strumento SD2 da parte di Selex ES, oggi parte del gruppo Leonardo.

Il trapano è poi riuscito a svolgere il suo compito, dopo il “rimbalzo” del lander Philae sulla superficie della cometa?

Philae ha affiancato la cometa 67P alla velocità ideale di 0,91 metri al secondo, praticamente a passo d’uomo, tuttavia non è riuscito ad ancorarsi alla cometa a causa di un malfunzionamento degli arpioni. Ha quindi compiuto un balzo di due chilometri atterrando in una posizione anomala sulla cometa. Da quel momento sappiamo che il trapano ha funzionato alla perfezione in ogni suo passaggio ma ancora non sappiamo se sia riuscito a prelevare campioni dal terreno, data la sua posizione inclinata. Siamo in attesa dei risultati degli studi.

Malgrado l’atterraggio non perfetto del lander, la missione Rosetta è considerata un grande successo nella storia dello spazio. la pensa così anche Lei?

Assolutamente sì. Abbiamo compiuto un’impresa straordinaria ed effettuato il primo atterraggio morbido su una cometa dalla superficie complessa come 67P. Abbiamo compiuto un viaggio di 10 anni risvegliando la sonda dopo due anni e mezzo di ibernazione, un’esperienza mai avvenuta prima. Da cittadina europea posso affermare che gli Stati europei possono raggiungere grandi traguardi quando lavorano insieme verso un unico obiettivo, come avvenuto con la missione Rosetta.

 

Data pubblicazione 21/05/2018
Tag Aerospazio , Scienze fisiche e ingegneria