A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

L’Italia e il CERN. Intervista a Fabiola Gianotti – 2a parte

L’Italia e il CERN. Intervista a Fabiola Gianotti – 2a parte

Dopo averci illustrato il ruolo scientifico e sociale che il CERN assume a livello internazionale, Fabiola Gianotti, Direttrice del CERN, ci guida alla scoperta del contributo italiano nella struttura di questo super-laboratorio tra i più avanzati e sviluppati al mondo e dell’impatto delle ricerche compiute al CERN sulla vita di tutti i giorni.

Un team di 17 mila scienziati provenienti da oltre 110 Paesi del mondo lavora oggi agli esperimenti del CERN. Come è composta questa “popolazione” e quanti italiani lavorano agli esperimenti?

La maggior parte dei 17 mila scienziati tra fisici, ingegneri e tecnici che lavorano agli esperimenti del CERN sono giovani: l’età media è di 27 anni e circa il 40% di essi ha un’età inferiore ai 35 anni. Anche la percentuale di donne è in crescita: le donne che lavorano al CERN sono oggi il 12% e, anche se sembra una percentuale esigua, si è registrata una netta progressione rispetto al 1995, quando erano solo il 4%. Per quanto riguarda l’Italia, il nostro Paese vanta una presenza molto importante al CERN e ha il più alto contingente di fisici che lavorano agli esperimenti, che sono oltre 2 mila. A questi vanno aggiunti i circa 500 italiani che lavorano come dipendenti del laboratorio.

L’Italia gioca quindi un ruolo di primo piano in questo grande progetto?

Il contributo italiano è stato fondamentale fin dalla nascita del CERN e lo è ancora oggi. Il nostro Paese ha avuto 4 Direttori Generali alla guida del CERN su un totale di 17, mentre 3 dei 4 grandi esperimenti del grande acceleratore LHC sono oggi guidati da scienziati italiani. La nostra scuola e la nostra formazione universitaria sono tra le migliori al mondo e ancora oggi ho il piacere di vedere giovani italiani molto ben formati, sicuramente tra i più preparati nel nostro campo.

È stato così anche per Lei? Quanto ha contribuito al suo successo aver studiato in Italia?

Ha contribuito moltissimo. Ritengo di aver avuto una formazione eccellente a partire dalla scuola elementare fino all’Università e questa mia ottima formazione ha sicuramente facilitato il mio percorso professionale. Lavorando a stretto contatto con scienziati di tutto il mondo ho poi arricchito le mie conoscenze ma le mie radici italiane sono rimaste ben salde. In fondo è proprio questa la bellezza della diversità: al CERN lavorano fianco a fianco persone provenienti da ogni parte del mondo e ognuno collabora con l’altro mantenendo le proprie tradizioni, le proprie particolarità e l’attaccamento al proprio Paese.

Qual è invece il contributo economico dell’Europa e dell’Italia al funzionamento del CERN?

Il contributo economico europeo al CERN è pari a circa un miliardo di franchi svizzeri all’anno, che corrispondono in media a un cappuccino all’anno per ogni cittadino europeo. Questo budget è suddiviso tra i vari stati membri in maniera proporzionale al loro prodotto interno netto, quindi il Paese che più contribuisce al funzionamento del CERN è la Germania, seguita da Regno Unito, Francia e Italia, che contribuisce al 10,5%-11% del budget, con circa 120 milioni di franchi svizzeri. Tuttavia una parte di questo contributo fa ritorno nel nostro Paese in forma di commesse industriali, nonché di valore aggiunto per lo sviluppo tecnologico. Ad esempio, nel periodo della costruzione di LHC, l’Italia aveva un ritorno sui propri investimenti pari al 110%, quindi il nostro Paese otteneva commesse industriali per il 10% in più di quello che investiva. Oggi il ritorno è tra il 25% e il 40%. Nel 2016, ad esempio, c’è stato un ritorno in commesse industriali pari a 45 milioni di franchi svizzeri.

Molte ricerche effettuale al CERN sono incomprensibili ai comuni mortali. Oltre a far progredire le conoscenze dell’umanità, che impatto hanno sulla vita di tutti i giorni?

Una delle domande che mi vengono rivolte più spesso è se il Bosone di Higgs cambierà le nostre vite. La mia risposta è: “Ma lo ha già fatto!” Per scoprire questa particella abbiamo dovuto infatti sviluppare tecnologie avanzatissime in tutti i campi, dalla criogenia all’elettronica, fino al settore dei Big Data. Tutti oggi utilizzano liberamente il World Wide Web che è stato sviluppato proprio nei nostri laboratori, ma le nostre innovazioni sono applicate anche allo sviluppo di pannelli solari oppure alla medicina. Un’applicazione importante resa possibile dalle nostre tecnologie è l’adroterapia, che consiste nel ‘bombardare’ i tumori con ioni leggeri – come gli ioni carbonio – che vanno a colpire solo i tessuti tumorali risparmiando quelli sani. In Europa esistono oggi 14 facilities che utilizzano questa tecnologia e uno dei centri pioneristici è il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica di Pavia fondato da Ugo Amaldi, che dal 2010 a oggi ha curato oltre 1600 pazienti. Al momento stiamo cercando di rendere questi dispositivi più compatti e facilmente utilizzabili all’interno degli ospedali. Ma questo è solo un esempio di come le tecnologie del CERN possono avere un impatto diretto sulle nostre vite…

Data pubblicazione 06/03/2018
Tag Scienze della vita , Scienze fisiche e ingegneria