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L’eterna giovinezza si conquista giorno dopo giorno. Intervista a Francesco Landi del Policlinico Gemelli di Roma

L’eterna giovinezza si conquista giorno dopo giorno. Intervista a Francesco Landi del Policlinico Gemelli di Roma

Francesco Landi è primario di Riabilitazione Geriatrica al Policlinico Gemelli di Roma e autore di decine di articolo scientifici sull’invecchiamento. Assieme ai colleghi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, coordina il progetto SPRINTT, il primo in Europa che si propone di contrastare l’invecchiamento inteso come fragilità fisica.

Professore qual è l’impatto delle genetica sulla longevità? E quanto conta invece lo stile di vita nel vivere a lungo?

I geni impattano sulla longevità in una percentuale non superiore al 20-25%. Questo è ciò che abbiamo dimostrato attraverso studi scientifici, che evidenziano che non esistono geni legati al declino funzionale e alla diminuzione della velocità di cammino di una persona. Quel che più impatta sull’invecchiamento è invece lo stile di vita. La longevità non è infatti un dono di natura, ma si conquista passo dopo passo con uno stile di vita corretto e con una adeguata prevenzione.

Quali sono le prime raccomandazioni per uno stile di vita corretto?

Innanzitutto astenersi dal fumo ed evitare l’abuso di alcol. Ma per invecchiare bene è importante prendersi cura di se stessi già da giovani, attraverso una dieta equilibrata e un programma di educazione fisica che deve essere insegnato sin dalle scuole, e portato avanti per il resto della vita. Essenziale è soprattutto mantenere nella norma il girovita e l’indice di massa corporea: abbiamo la chiara dimostrazione sperimentale che un peso corporeo nella norma è un elemento strettamente correlato alla lunghezza della vita.

Cosa si intende per attività fisica? Quanto è necessario muoversi per vivere a lungo?

L’esercizio fisico deve essere portato avanti per tutta la vita attraverso un programma strutturato. La combinazione ideale è mezz’ora di camminata a passo veloce, corsa o bicicletta per due o tre volte alla settimana, accompagnati da un po’ di palestra. Anche chi è stato sedentario per tutta la vita può sempre cambiare: le ricerche dimostrano che i benefici dell’attività fisica sono evidenti da subito anche in chi comincia a fare esercizio a partire dai 40-50 anni dopo una vita di sedentarietà. Uno studio pubblicato di recente sulla rivista PLOS One, che ha utilizzato i dati dello studio italiano Longevity check-up 7+, ha dimostrato per la prima volta come l’esercizio fisico regolare conferisca una notevole protezione nei confronti del declino funzionale associato all’età.

E per quanto riguarda l’alimentazione?

Secondo un recente studio pubblicato sul Journal of Nutrition, Health and Aging, per ottenere le prestazioni migliori è necessario adottare una dieta equilibrata, che preveda un adeguato apporto proteico. La nostra indicazione è quella di seguire una dieta Mediterranea, con 3-5 porzioni tra frutta e verdura al giorno, accompagnate da un corretto apporto proteico, anche da alimenti di origine animale di alta qualità. Per contrastare la perdita di massa muscolare che si manifesta con l’età (sarcopenia), infatti, è necessaria l’assunzione di almeno 1,2 grammi di proteine per chilogrammo di peso corporeo al giorno, da iniziare da giovani e proseguire con l’avanzare dell’età.

Queste indicazioni sono alla base del progetto europeo SPRINTT, che coinvolge 11 nazioni sotto la guida dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. In cosa consiste il progetto? E quali sono i suoi obiettivi?

SPRINTT è il primo progetto europeo che si prefigge di dimostrare che un adeguato percorso di esercizio fisico e alimentazione è in grado di prevenire e contrastare la fragilità fisica e la perdita della massa muscolare degli anziani, due elementi che rappresentano il primo passo verso la disabilità. Il progetto ha ottenuto l’importante finanziamento di 49 milioni di euro dall’IMI-Innovative Medicines Initiative, la partnership pubblico-privato promossa dalla Direzione Generale Ricerca della Commissione Europea, e coinvolge 11 paesi europei sotto la guida dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. È iniziato da un anno e, ad oggi, ha arruolato circa 1500 anziani in tutta Europa, che sono stati suddivisi in due gruppi: i primi sono invitati a seguire un semplice programma di educazione a un corretto stile di vita, gli altri devono seguire un preciso programma di dieta ed esercizio fisico. Tra circa un anno avremo a disposizione i primi risultati e potremo stabilire se questo approccio sia utile a prevenire la disabilità e a rendere la longevità un obiettivo alla portata di tutti, da raggiungere passo dopo passo attraverso un corretto stile di vita.

Data pubblicazione 02/05/2018
Tag Salute