A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

L’asteroide venuto da un altro mondo. Intervista a Marco Micheli, giovane astrofisico dell’ESA

L’asteroide venuto da un altro mondo. Intervista a Marco Micheli, giovane astrofisico dell’ESA

Per la prima volta nella storia, un gruppo internazionale di astronomi ha osservato un asteroide proveniente dallo spazio interstellare, che ha viaggiato per milioni di chilometri prima di intraprendere il suo percorso all’interno del nostro sistema solare.

A questa importante scoperta, pubblicata sulla rivista Nature, ha preso parte il ricercatore italiano Marco Micheli, astrofisico dell’ESA NEO Coordination Centre di Frascati, il centro dell'Agenzia Spaziale Europea specializzato nello studio dei Near-Earth Objects, ovvero gli asteroidi più vicini alla Terra.

Puoi raccontarci come è nata questa scoperta destinata a entrare nella storia, che ha come protagonista l’asteroide ribattezzato ʻOumuamua?

Telescopi situati in diverse parti del mondo scrutano ogni giorno il cielo alla ricerca di nuovi asteroidi destinati a passare vicino alla Terra e ne identificano continuamente di nuovi, che attraverso un sito web sono annunciati alla comunità internazionale degli astronomi, per permettere la raccolta di ulteriori dati e osservazioni. Lo scorso 19 ottobre 2017 il telescopio Pan-STARRS, situato alle Hawaii, ha identificato uno di questi asteroidi che è stato reso noto agli astronomi di tutto il mondo. A quel punto, utilizzando il telescopio Optical Ground Station-OGS situato a Tenerife, alle Canarie, ho deciso di compiere ulteriori osservazioni e raccogliere nuovi dati su questo oggetto celeste, che hanno portato a dimostrare che la sua orbita era ben diversa da quella di altri asteroidi del sistema solare. Si trattava di un’orbita iperbolica, quindi questo oggetto doveva arrivare da un altro sistema solare.

Che importanza ha questa notizia in ambito astronomico?

È la prima volta nella storia che osserviamo un oggetto che arriva da fuori il nostro sistema solare, che ha viaggiato nella galassia e si è trovato a percorrere casualmente una propria traiettoria attorno al nostro sole. Conosciamo asteroidi che percorrono il tragitto inverso, ovvero che vengono scagliati al di fuori del nostro sistema solare e immaginavamo da tempo di poter osservare un oggetto proveniente dall’esterno. Ma fino a oggi questo non era mai accaduto.

Quali caratteristiche avete osservato nel nuovo asteroide?

Apparentemente ʻOumuamua non ha mostrato nulla di particolare rispetto ad altri asteroidi conosciuti e sembra somigliare molto alle rocce tipiche che orbitano nel sistema solare a maggiori distanze dalla Terra. Ruota attorno al proprio asse in circa 7 ore e mezza, una caratteristica piuttosto comune. Tuttavia presenta una grande variazione di luminosità durante la sua rotazione, pari a un fattore 10: questo ci ha portato a ipotizzare che la sua lunghezza è circa dieci volte maggiore della sua larghezza, quindi che la sua forma è estremamente allungata. ʻOumuamua si muove inoltre a una velocità maggiore rispetto a qualsiasi altro oggetto celeste del nostro sistema solare: ciò è dovuto al fatto che proviene dall’esterno e dimostra che è destinato ad allontanarsi di nuovo, senza rimanere “ancorato” a un’orbita solare.

Attualmente lavori come ricercatore nel team dell’ESA SSA-NEO Coordination Centre, il programma dell’Agenzia Spaziale Europea che si occupa di identificare gli asteroidi più vicini e pericolosi per la Terra. Come sei arrivato a questo impiego?

La mia passione per l’astronomia è nata fin da piccolissimo, quando costrinsi mia madre a portarmi all’osservatorio astronomico della mia città natale, Brescia. Quando avevo 14 anni partecipai a un corso estivo organizzato dall’Unione Astrofili Bresciani e lì decisi che tutto ciò che volevo fare nella vita era “dare la caccia” agli asteroidi. Questa mia passione mi ha accompagnato fino a dopo il liceo, quando sono riuscito a entrare alla Facoltà di Fisica della Scuola Normale di Pisa, per poi decidere di svolgere un dottorato in astronomia all’Università delle Hawaii, dove mi sono specializzato e ho conosciuto molti dei ricercatori protagonisti di questa rilevante scoperta scientifica. In seguito ho ricevuto un’importante offerta di lavoro presso l’ESA e ho colto l’occasione per fare felicemente ritorno nel mio Paese, presso il centro ESA di Frascati.

Quale consiglio rivolgeresti a un giovane con la tua stessa passione per l’astronomia, intenzionato a dedicare la propria vita allo studio del cosmo?

Personalmente consiglierei di conseguire una laurea in fisica, in quanto a mio parere è una laurea più completa e in grado di fornire un’ottima preparazione globale. La specializzazione in astronomia può arrivare anche in seguito, ad esempio al momento del dottorato. Ancor più importante è tuttavia l’esperienza all’estero, che permette di ampliare i proprio orizzonti e crearsi nuovi contatti, con la possibilità di inserirsi anche in gruppi di ricerca internazionali, come quello che ha dato vita a questa scoperta pubblicata su Nature.

Data pubblicazione 12/12/2017
Tag Aerospazio , Scienze fisiche e ingegneria