A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

I progressi della scienza per un futuro di pace. Intervista a Fabiola Gianotti – 1a parte

I progressi della scienza per un futuro di pace. Intervista a Fabiola Gianotti – 1a parte

Il CERN è un laboratorio scientifico tra i più avanzati al mondo ma è anche un luogo di confronto tra scienziati provenienti da ogni parte del pianeta, spesso appartenenti a Paesi in guerra tra loro.

A spiegarci il ruolo cruciale di questa organizzazione nel favorire il progresso scientifico e la “connessione” tra popoli è Fabiola Gianotti, (Photo Credit: CERN) Direttore Generale del CERN dal 2016 e precedentemente responsabile dell’esperimento scientifico ATLAS, che ha portato alla prima osservazione del Bosone di Higgs nel 2012.

Il CERN di Ginevra è ben conosciuto per il suo acceleratore di particelle Large Hadron Collider o LHC. A cosa serve questo acceleratore e quante persone vi lavorano?

LHC è il più potente acceleratore mai costruito dall’uomo e vi lavorano circa 17mila scienziati provenienti da oltre 110 Paesi del mondo, molti dei quali in guerra tra loro. Quello che facciamo a LHC è accelerare e guidare in direzioni opposte, all’interno di un anello sotterraneo lungo 27 chilometri, fasci di protoni per poi farli scontrare tra loro. La collisione scompone le particelle nei loro costituenti fondamentali – come i quark o gli elettroni – e allo stesso tempo, l’energia prodotta dallo scontro può dar vita a nuove particelle. Questo ci permette di studiare la materia fino a scale di 10-8 metri, pari a un miliardesimo di miliardesimo di metro, e lo studio di questa dimensione infinitamente piccola ci permette anche di comprendere quella infinitamente grande, come la struttura e l’evoluzione dell’Universo.

Come si può comprendere l’Universo a partire dalle particelle elementari?

Il nostro approccio è complementare a quello che fanno i grandi telescopi, che cercano di comprendere l’evoluzione dell’Universo attraverso l’osservazione delle sue macrostrutture. Anche i telescopi più avanzati, tuttavia, si scontrano con un ’muro’ situato a circa 380 mila anni dopo il Big Bang, poiché in epoche precedenti la luce era ‘intrappolata’ all’interno di un gas di particelle e non è potuta arrivare fino a noi. Per andare ancora indietro si devono utilizzare gli acceleratori di particelle, che ci permettono di studiare lo stato dell’Universo e le interazioni tra le particelle fondamentali in epoche precedenti. Per adesso, ad esempio, siamo riusciti a studiare fenomeni che sono avvenuti un milionesimo di milionesimo di secondo dopo il Big Bang.

Il 4 luglio 2012 è stato un grande giorno per la scienza mondiale e per il CERN, con la scoperta Bosone di Higgs che Lei ha annunciato per prima al mondo, in quanto responsabile dell’esperimento ATLAS. Cosa ha significato quel traguardo e quali altre risposte ci attendono?

Il Bosone di Higgs è stato allo stesso tempo un grande traguardo e un nuovo inizio per la fisica. Un grande traguardo perché ci ha permesso di completare il disegno del Modello Standard (la teoria che descrive i componenti primi della materia e le loro interazioni ndr), un nuovo inizio perché ci ha permesso di aprire le porte verso una nuova fisica. Il Modello Standard, infatti, non è in grado di rispondere a tutte le domande ancora aperte della fisica fondamentale e il Bosone di Higgs rappresenta uno degli strumenti attraverso cui indagare questa nuova fisica. Altre domande a cui cerchiamo di dare una risposta riguardano la composizione dell’Universo oscuro, che rappresenta circa il 95% dell’Universo, e l’asimmetria tra materia e antimateria, per tentare di spiegare il motivo per cui quest’ultima sia scomparsa nel corso dell’evoluzione.

“Creare un futuro condiviso in un mondo fratturato” era il tema principale del recente World Economic Forum di Davos, che Lei ha avuto l’onore di copresiedere. Come contribuisce la scienza a ridurre le fratture del mondo?

La scienza può giocare un ruolo fondamentale nell’abbattere le barriere e connettere i popoli di tutto il mondo, in quanto è universale e unificante: universale perché le leggi della fisica sono uguali in ogni parte del mondo e per qualsiasi cittadino del mondo, indipendentemente dalla razza e dal passaporto, unificante perché l’amore per la conoscenza e la passione per la comprensione della natura sono valori che accomunano tutti gli esseri umani e trascendono anche i valori più profondi, come l’etnia o gli obiettivi politici. Per questo motivo, luoghi come il CERN possono gettare i semi della pace e contribuire ad abbattere le barriere, facendo crescere le giovani generazioni in un ambiente rispettoso e tollerante, che valorizza la diversità e l'inclusività.

 

 

Data pubblicazione 27/02/2018
Tag Scienze fisiche e ingegneria