A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

Elena Cattaneo: “Serve una rinnovata fiducia tra scienza e politica, tra scienza e società” - 1a parte

Elena Cattaneo: “Serve una rinnovata fiducia tra scienza e politica, tra scienza e società” - 1a parte

"Una donna di scienza di età ancor giovane ma già nettamente affermata", così il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha definito Elena Cattaneo durante la sua nomina a senatrice a vita. Milanese di nascita, Elena Cattaneo ha dedicato la sua vita alla ricerca e allo studio delle cellule staminali e delle malattie neurodegenerative, con un’esperienza di alcuni anni presso il laboratorio del professor Ron McKay al Massachusetts Institute of Technology di Boston. Pubblichiamo al seguito la prima parte dell’intervista di ResearchItaly alla professoressa Cattaneo.

Professoressa, al fianco del suo lavoro di scienziata Lei ha sempre posto un costante impegno in difesa della scienza e dell’etica scientifica. Un impegno più che mai necessario adesso, dal momento che sembrano moltiplicarsi gli scontri ideologici su diversi temi che coinvolgono la scienza. Come giudica questa situazione di forte contrasto?

La distanza della scienza dalla politica e dalla società è preoccupante. È frutto di tanti errori e molte incapacità. In primo luogo della scienza stessa di rendere conto e di rendersi disponibile in una società in cui i saperi specialistici sono ancora percepiti come inavvicinabili e incomprensibili nei modi e negli obiettivi. Credo molto alla necessità di elaborare forme di comunicazione nuove che raccontino la scienza al di là delle conquiste specifiche che permette e delle tecnologie che impiega, ma come metodo per rifinire e rafforzare le nostre intuizioni su ciò che ci circonda. Significa parlare del coraggio che ha sorretto una scelta quando poteva naufragare o di come affrontare il rischio del fallimento. In una delle sue tante felicissime intuizioni Ramón y Cajal scriveva “Che meraviglioso stimolo sarebbe per il ricercatore esordiente se il suo insegnante, al posto di sorprenderlo e sgomentarlo con la sublimità di grandi conquiste del passato, gli rivelasse invece l'origine di ogni scoperta scientifica e la serie di errori e passi falsi che l'hanno preceduta. Simili approcci pedagogici, invero acuti, infonderebbero la convinzione che colui che scopre, sebbene illustre e dotato di grande talento e risolutezza è, in ultima analisi, un essere umano al pari di tutti gli altri”. Credo sia responsabilità della comunità scientifica trovare un modo per farsi apprezzare mettendosi umilmente a disposizione, lontano da arroganza e da inutili e controproducenti narcisismi.
Partendo da questa responsabilità, credo che con metodo e con uno sforzo che miri a rafforzare la struttura etica che deve sorreggere ogni conquista scientifica, si possa recuperare anche nel breve periodo. È quasi banale sostenere che occorrerebbe aumentare i finanziamenti e distribuirli secondo un principio meritorio. Prima ancora credo si debbano creare le condizioni per lo sviluppo di una rinnovata fiducia tra scienza e politica, tra scienza e società. I benefici del lavoro scientifico sono sotto gli occhi di tutti, a volte ce lo dimentichiamo. Sarebbe poi necessario che alla politica si potesse affiancare un certo numero di esperti dei saperi più diversi e che siano di livello internazionale, intendo persone abituate a costruire le frontiere del mondo, in modo che agiscano sia come consiglieri sia come sentinelle. Infine penso a una capillare diffusione della divulgazione scientifica: nei Paesi più avanzati la scienza entra nelle case attraverso splendidi programmi televisivi, film, musei ma anche la radio, il teatro e il pubblico dibattito.
Se oggi gli scontri ideologici sembrano più aspri che mai come nella vicenda Stamina o nel rifiuto della sperimentazione animale è solo perché oggi diventa sempre più necessario puntare sulla scienza. Più è necessario innovare, più lampanti diventano i contrasti sociali e politici dei Paesi che rimangono indietro o che alla scienza hanno per tradizione prestato poca attenzione. Direi quindi che la percezione del “forte contrasto” che viviamo in Italia è dovuta a una globale maggiore richiesta di pianificazione e investimento nella scienza che il nostro Paese si rifiuta di perseguire. Credo anche che per far fronte a questo “forte contrasto” ciascuno debba mettere a disposizione le proprie energie e i propri ragionati argomenti senza lasciare ad altri le proprie responsabilità.

Lei ora è in una posizione di forte vantaggio. Scienziata e parlamentare nello stesso tempo e la sua visibilità è al massimo. Anche la sua concretezza. Tanto che recentemente si è augurata che il Senato diventi un luogo di tutte le competenze. Comprese quelle scientifiche. Noi di Researchitaly ovviamente ce lo auguriamo. Pensa di poter incidere in qualche modo in questo Paese immobile a far considerare la ricerca e la scienza un connubio importantissimo?

Dopo essere improvvisamente entrata in Senato ho pensato che da subito avrei dovuto focalizzarmi sul capire i metodi e i contenuti del lavoro in Senato, ascoltando gli interventi e le posizioni, anche mettendomi a disposizione di tutto l’emiciclo. Nel frattempo la mia attenzione si è diretta su almeno tre punti, sebbene non in modo esclusivo: la vicenda Stamina, la legge sulla sperimentazione animale, gli OGM oltre ad una serie di aspetti che riguardano la ricerca e la società che spero troveranno spazio nei prossimi mesi. Non sono in grado di valutare, e comunque non potrei farlo io, con che grado di incisività io abbia agito sulla vicenda Stamina: certo è che a me pare che l’opinione pubblica, i media e la politica in questi mesi abbiano cambiato prospettiva su quella che veniva spacciata per una “cura” - in realtà solo pretesa - o per un “metodo” – in pratica inesistente – noto con il nome “Stamina”. Le ineccepibili indagini dei Nas, nonché il rigore e la serietà dell’Agenzia Regolatoria AIFA avevano già chiarito che la cosiddetta “terapia” Stamina era un inganno perché le infusioni erano prive qualsivoglia principio terapeutico e perché il metodo era inesistente, copiato da Wikipedia, rigettato dall’agenzia brevetti americana, inutile per le malattie per le quali veniva proposto, come gli stessi sostenitori di Stamina dichiararono nell’agosto 2013 in coincidenza con la consegna dell’inesistente metodo al Ministero della Salute. Seguire i giravolta dei ciarlatani è un metodo semplice per identificarli. In fondo si smascherano da soli. Del resto, la richiesta di rinvio a giudizio da parte del Tribunale di Torino degli ideatori di Stamina, e di coloro che si ritiene abbiano partecipato a queste somministrazioni, farà ulteriore luce. In tal senso credo che alcuni scienziati siano stati capaci di incidere, monitorando assiduamente, informando, cercando prove di quanto si dichiarava e poi affermando pubblicamente quotidianamente l’insussistenza di Stamina. In concomitanza, la Commissione Igiene e Sanità del Senato organizzava lo scorso aprile presso la Sala Zuccari un evento in cui staminologi di fama internazionale introducevano i parlamentari alle più sofisticate e comprovate cure delle terapie cellulari. Credo sia questo uno dei compiti a cui sono stata chiamata: offrire alla politica l’apporto delle alte competenze scientifiche ed evidenziare quelle che invece sono pericolose truffe. Per quanto tempo ancora l’Italia potrà cedere terreno ai paesi emergenti come India e Cina su biochimica, genetica, OGM, brevetti, informatica? A un certo punto il divario sarà incolmabile e tutti, e quindi anche io, saremo chiamati a risponderne sui motivi per cui l’innovazione così raramente entri nei processi legislativi in Italia.
Per quanto riguarda la sperimentazione animale in Gennaio sempre la Commissione Sanità ha organizzato un altro incontro in Senato ospitando i più importanti esperti internazionali per dialogare con i parlamentari spiegando quanto le scienze biomediche siano ancora lontane dal poter rinunciare ai modelli animali, senza con ciò dimenticare che gli scienziati sono i primi ad implementare i metodi alternativi (per noi solo complementari) quali i modelli cellulari e informatici. Ma siamo anche i primi a riconoscere che per moltissime ricerche, ad esempio quelle sulle malattie del cervello o di molti organi, non si può prescindere dall’impiego degli animali di laboratorio se vogliamo costruire strade di conoscenza e di futuro aiuto. Non c’è proprio altra via e laddove vi sia, ad esempio in alcune iniziali fasi di studio, già si usano cellule o invertebrati perché sono meno costosi, comportano minori implicazioni etiche per lo sperimentatore, e sono più semplici. Ma questo definisce il loro limite in quanto non potranno mai sostituire lo studio su un organo complesso o permettere di comprendere meccanismi e strategie di riparo per malattie come la depressione o la schizofrenia o pensiamo ai tanti disturbi del movimento solo per citarne alcuni… Così l’idea del Convegno di Gennaio era di spiegare a un pubblico più vasto degli addetti ai lavori che l’Italia era il solo Paese comunitario che intendeva inasprire una normativa europea sulla sperimentazione animale frutto di un ampio e costruttivo dialogo con tutte le posizioni presenti nella società. Una legge restrittiva avrebbe oltretutto messo a rischio ingenti finanziamenti già erogati per la ricerca che usa modelli animali e avrebbe posto i ricercatori italiani, già non favoriti dalle scarse risorse loro destinate, in una posizione non competitiva rispetto ai colleghi europei. L’attuazione della norma contro la sperimentazione è stata rimandata di quasi due anni. Un risultato parziale che deve spingere la comunità scientifica fuori dai laboratori. Spesso capita che piccoli gruppi abbiano la meglio, almeno a livello mediatico e talvolta anche a livello politico, di una maggioranza di cittadini molto più razionali e pacati. Penso che il ruolo dello scienziato sia anche sociale. La comunità scientifica ha per esempio agito piuttosto compatta contro una parte del recente decreto detto “competitività” nel quale era inserita una norma che voleva la prigione per chi si mettesse a piantare OGM sul suolo italiano. Intendo gli stessi OGM che acquistiamo a quintali dall’estero. Il risultato è stato importante: si è eliminata la pena del carcere ed è rimasta solo quella economica. Non si tratta di una soluzione ottimale, in quanto in Italia si continua a sanzionare ciò che le direttive europee in materia garantiscono. Ma una parte del danno è stata rimossa.

Tornando a Stamina, Lei come esperta internazionale nell’ambito della ricerca sulle cellule staminali si è schierata sin da subito contro questo metodo controverso, e il suo forte impegno a favore della conoscenza in questo settore le è valso un premio internazionale da parte dall’International Society for Stem Cell Research. Secondo Lei, quali sono i fattori che hanno decretato il “successo” di questo metodo nel nostro Paese e come risponde alle famiglie che vorrebbero affidare le speranze di cura dei loro bambini a questo metodo?

Innanzitutto è importante dire che è una minoranza quella dei familiari che si rivolgono a Stamina o a metodi cosiddetti alternativi rispetto alla quasi totalità di famiglie che seguono fortunatamente il percorso della medicina: quello fatto di scienziati, di procedure standard certificate e stabilite a livello internazionale, di verifiche trasparenti e naturalmente anche di risultati terapeutici efficaci. Ciò detto, credo di potere solo immaginare cosa significhi affrontare una grave malattia nel proprio figlio in assenza di cure. Ma occorre ricordare che è su questa comprensibilissima debolezza che si reggono le pseudo-cure di imbonitori e ciarlatani. Il medico ha il dovere etico di dire la verità. Lo scienziato non può mentire. Io non posso mentire. Posso dire quello che stiamo facendo (sulla malattia che studiamo) posso spiegare cosa significhi studiare qualcosa che nessuno sa per arrivare a identificare strade terapeutiche. Posso raccontare l’assiduità con cui si ricerca ma non potrò mai promettere una cura prima di avere raccolto prove consolidate. E di scorciatoie non ne esistono. Ed è sul desiderio tutto umano di trasformare le nostre illusioni in realtà che si innestano i ciarlatani che offrono finte speranze più che a “buon mercato” direi a cattivo mercato, visto che la finalità è sempre quella di scucire il massimo di soldi possibili a familiari. Per me, amare i propri figli e i propri cari significa affidarsi alle cure migliori e ai medici e ricercatori più affidabili. Con questo non vuole essere un giudizio sulle scelte autonome e libere di genitori che pensano diversamente. Solo che non possono pretendere che il sistema sanitario pubblico, i medici e gli scienziati siano complici di follie.

L'intervista a Elena Cattaneo continua nella seconda parte.

Data pubblicazione 17/09/2014