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Dall’energia alla moda, il futuro è bio(tech). Intervista a Lucia Gardossi – 2a parte

Dall’energia alla moda, il futuro è bio(tech). Intervista a Lucia Gardossi – 2a parte

Come produrremo l’energia (e i vestiti) in futuro? Come riscalderemo le nostre abitazioni e alimenteremo le nostre auto? Le risorse fossili probabilmente non si esauriranno, tuttavia le biotecnologie stanno volgendo lo sguardo altrove, tentando di creare fonti energetiche rinnovabili e materie prime da biomasse e anidride carbonica. Dopo averci guidato alla scoperta della bioeconomia e delle sue potenzialità di sviluppo, Lucia Gardossi, dell’Università di Trieste, ci illustra come le biotecnologie e la bioeconomia potrebbero modificare il nostro futuro.

Professoressa, per molto tempo il petrolio ha disegnato la geopolitica mondiale. Cosa accadrà nel prossimo futuro, con le nuove biotecnologie?

La nuova geopolitica mondiale dell’energia vede una deglobalizzazione: stiamo andando verso una pianificazione regionale e macroregionale della produzione e della distribuzione dell’energia, con importanti differenze a livello globale. Gli Stati Uniti, ad esempio, stanno continuando a puntare sullo sfruttamento dello shale gas, i Paesi asiatici sfruttano le loro ampie risorse di carbone e l’olio vegetale, mentre l’Europa sta indirizzando le sue politiche verso l’utilizzo delle biomasse e dell’anidride carbonica, che rappresentano una sfida per tutti i Paesi europei, da giocare con le armi della scienza e della tecnologia.

Il petrolio quindi si esaurirà?

Le fonti di petrolio probabilmente non si esauriranno mai, tuttavia nel futuro non ci sarà più questa visione “petroliocentrica”: l’entrata delle fonti rinnovabili farà diminuire il consumo di petrolio e di conseguenza questo diventerà sempre più costoso. Quindi probabilmente assisteremo alla rottura di questo monopolio a vantaggio di altre fonti energetiche, in un meccanismo che avvantaggia la competitività.

In che modo l’Europa e l’Italia produrranno energia in modo sostenibile?

Una delle fonti sostenibili di energia è data dalle biomasse, ad esempio i rifiuti organici e i residui provenienti dall’agricoltura e dalla silvicoltura. L’interrogativo di questi anni è stato quello di riuscire a trovare una quantità sufficiente di biomassa per produrre energia e rimpiazzare il 30% delle fonti fossili entro il 2030, come richiesto dall’UE. Oggi sappiamo che questo obiettivo è raggiungibile, anche se richiede nuove sfide tecnologiche e innovative. Un’altra sfida importante, che rappresenta oggi uno degli argomenti caldi del biotech, è quella di utilizzare l’anidride carbonica come materia prima per ricavare prodotti ad alto valore aggiunto. Anche in questo caso siamo sulla buona strada, anche se probabilmente ci vorrà del tempo prima di vedere queste tecnologie sul mercato.

Anche le nostre automobili saranno alimentate con fonti energetiche rinnovabili?

Le tecnologie già esistono e il bioetanolo di seconda generazione è già una realtà; servono tuttavia delle politiche che sostengano questo cambiamento. Negli Stati Uniti e in Brasile le bioraffinerie per la produzione di bioetanolo esistono da decenni, tuttavia producono questo composto a partire da una fonti nobili di carbonio, come il mais o la canna da zucchero, coltivati con grande impiego di acqua o con fertilizzanti derivanti dal petrolio, quindi non in modo sostenibile. La nuova sfida è, pertanto, quella di creare bioetanolo di seconda generazione in modo sostenibile e senza competere con le risorse agricole. A questo proposito il gruppo italiano Mossi Ghisolfi è stato il primo al mondo a portare su scala industriale una tecnologia molto avanzata per ottenere bioetanolo di seconda generazione a partire dalla pianta di canna comune, la Arundo donax. L’Italia gioca quindi un ruolo di primo piano a livello europeo in questo settore.

E per quanto riguarda gli scarti alimentari? Si possono utilizzare anche per produrre materie prime?

Le rispondo con l’esempio di Orange Fiber, la startup nata dall’idea di una studentessa siciliana che ha sviluppato un metodo per estrarre la cellulosa dagli scarti degli agrumi, creando il primo tessuto sostenibile al mondo. Questa innovazione è stata vista da Salvatore Ferragamo come un’opportunità per creare capi di abbigliamento ad alto valore aggiunto e, da poco, queste due realtà italiane ha stretto una partnership per una nuova collezione di moda. Non dimentichiamo che la sensibilità al prodotto è diventata un elemento che condiziona a fondo scelta dei consumatori, che sono disposti anche a pagare di più. Tutti i top player, dalla chimica all’energia, si stanno muovendo in questa direzione. Le potenzialità dell’innovazione offerte dalla bioeconomia sono molteplici e non bisogna lasciarsele sfuggire.

Data pubblicazione 19/10/2017
Tag Chimica verde , Design, creatività e Made in Italy , Energia