A cura di MIUR - Direzione Generale per il coordinamento la promozione e la valorizzazione della ricerca

A colloquio con Vincenzo Costanzo di IFOM: Italia pioniera nella ricerca genetica sui tumori - 1a parte

A colloquio con Vincenzo Costanzo di IFOM: Italia pioniera nella ricerca genetica sui tumori - 1a parte

Medico con un dottorato di ricerca in patologia molecolare e cellulare conseguito all’Università di Napoli “Federico II”, Vincenzo Costanzo (nella foto) ha lavorato come ricercatore per oltre 10 anni negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, prima di tornare in Italia, dove ha fondato nel 2013 il Laboratorio di Metabolismo del DNA presso l’Istituto FIRC di Oncologia Molecolare (IFOM) di Milano, grazie al sostegno di un Career Development Award della Fondazione Armenise-Harvard.

La sua ultima ricerca, finanziata da AIRC, ERC, Armenise-Harvard e pubblicata sulla prestigiosa rivista Molecular Cell, ha chiarito la funzione dei geni BRCA1 e BRCA2 nei principali tumori femminili e per altri tipi di tumori diffusi, come quello della prostata, del pancreas e del polmone.

Dottor Costanzo, a che punto sta la ricerca genetica sui tumori in Italia rispetto agli altri Paesi?

La ricerca genetica sui tumori in Italia è di ottimo livello. In alcuni campi siamo i pionieri. Penso ad argomenti come lo studio della risposta allo stress genotossico per quanto riguarda la ricerca di base e la scoperta della “biopsia liquida”, un metodo attraverso il quale si potrà diagnosticare la presenza di tumori con molto anticipo, rilevando il DNA proveniente da cellule tumorali con un semplice prelievo di sangue. Tutte ricerche made in Italy.

Quanto è importante nello sviluppo dei tumori la “costituzione” genetica rispetto ai fattori ambientali?

La costituzione genetica gioca un ruolo fondamentale, probabilmente molto più dei fattori ambientali. Basti pensare che oggi con le tecniche di sequenziamento del DNA si sta capendo come molti tumori, che prima si pensava fossero prevalentemente di origine ambientale, in realtà sono ascrivibili ad un corredo genetico predisponente alla loro formazione. Mi riferisco al fatto che in molti pazienti con tumori al colon e polmone si è notata presenza di mutazioni di geni oncosoppressori come BRCA1 e BRCA2.

Che ruolo specifico hanno i geni BRCA1 e BRCA2, che ha studiato da vicino?

I geni BRCA1 e BRCA2 hanno ruoli molteplici in quanto operano a diversi livelli del metabolismo del DNA. In primo luogo permettono il legame di una proteina chiamata RAD51 al DNA, che forma una sorta di guaina che protegge il DNA da possibili eventi di degradazione. Questa è la scoperta fatta nel mio laboratorio e confermata da tutti gli altri laboratori nel mondo che si occupano di questi geni. Questo meccanismo è fondamentale per preservare l’informazione genetica durante il momento più delicato per la vita della cellula, ossia la duplicazione del genoma. In aggiunta, BRCA1 e BRCA2 assicurano la replicazione fedele del DNA prevenendo la formazione di lesioni dette a singola elica, un’osservazione portata avanti dal mio gruppo. Infine, in caso di rottura del DNA promuovono il riparo dei monconi. Questa è la funzione più conosciuta che gioca un ruolo altrettanto importante nel mantenimento dell’integrità del corredo genetico, che viene persa nei tumori.

Sono già disponibili molecole in grado di agire a livello genetico per curare i tumori?

Ci sono molecole che sfruttano la debolezza intrinseca delle cellule in cui il riparo e la replicazione del DNA non avviene in maniera corretta, come nel caso di cellule che hanno difetti in BRCA1 e BRCA2. Si chiamano inibitori di PARP: vanno ad inibire dei sistemi alternativi di riparo del DNA che vengono attivati prevalentemente nelle cellule tumorali quando le vie principali basate su BRCA1 e BRCA2 non funzionano bene. Inibendo questo tipo di riparo alternativo, fondamentale per le cellule tumorali, ma dispensabile per le cellule normali, si riesce ad uccidere più del 99% delle cellule tumorali con difetti di BRCA1 e BRCA2.

Quali sono i progetti di ricerca futuri del suo laboratorio?

Nonostante questi nuovi farmaci siano molto efficaci, all’inizio molto spesso le cellule tumorali sviluppano resistenza, rendendoli inefficaci a lungo andare. Adesso cercheremo di comprendere quali sono i meccanismi di resistenza, in modo da conoscere meglio il nostro nemico e in futuro potere trovare altri farmaci che inibiscano anche questi, per avere un’azione combinatoria e sinergica che eradichi il tumore e prevenga l’insorgenza della resistenza.

Data pubblicazione 31/10/2017
Tag Scienze della vita